Monumenti di Barbagia
Inizia con questo una serie di contributi dedicati ad una subregione sarda da sempre ricca di storia: la Barbagia. La conosceremo soprattutto attraverso i suoi monumenti più importanti e facili da visitare. Un buon viaggio a tutti
Oramai è oltre un anno da quando questa pandemia ci costringe a restare in casa e affidarci alle letture che più amiamo, per uscire fuori dai confini comunali, in attesa a breve di misure meno restrittive che potranno concedere la tanto agognata ripresa; ripresa che parte anche dal poter ripraticare il trekking o anche semplici passeggiate alla scoperta delle tracce dei nostri antichi progenitori.
L’archeologia è una scienza recente e in continua evoluzione, ma la passione dell’uomo per le cose antiche esiste da sempre.
Sino al secolo scorso non era necessario essere archeologi o appassionati per capire un monumento archeologico; per la cultura popolare bastava sapere che si trattava di una tomba, di un luogo di culto o semplicemente la testimonianza del passato, per tutelarla e trasmetterla alle future generazioni. Fu così che gli oltre settemila nuraghi, le centinaia di tombe di giganti, le altrettanto numerose domus che sarebbero state scavate, secondo la tradizione, da piccole fate o janas sono giunte fino a noi con un alone di mistero ed un po’ di superstizione che ha contribuito a difenderle dalla possibile distruzione.
Purtroppo con l’arrivo della meccanizzazione tutto è cambiato. Un monumento o un reperto archeologico sono divenuti semplicemente un bene da cui trarre un possibile profitto economico…così nel giro di mezzo secolo sono andai distrutti tanti tasselli della nostra grande storia.
L’area abitata dai Barbaricini, storicamente e geograficamente nota come Barbagia, è una porzione territoriale dai confini che il tempo ha spesso mutato nello spazio che occupa la parte centrale e montuosa della nostra Isola; un’isola nell’isola dotata di una fortissima identità dove l’ospitalità è ancora oggi uno dei doveri più importanti di queste comunità.
Oltre alle tre Barbagie storiche, quella di Ollolai, quella di Belvì e quella di Seulo si possono ricordare anche quella d’Ogliastra, di Bitti e del Mandrolisai; oggetto dei nostri contributi sulla pagine di Museooristano sarà quella di Ollolai, dove la tradizione vuole abbia dato i natali a Ospitone, l’indiscusso capo dei Barbaricini, noto dalle tante lettere del Papa Gregorio Magno che narrano d’aver favorito alla conversione al cristianesimo le popolazioni dell’interno, ancora legate ai culti atavici dell’adorazione di pietre e grandi alberi.
Questo territorio, oltre al paese che ne ha dato il nome, comprende i paesi di Fonni, Gavoi, Lodine, Mamoiada, Olzai e Ovodda che ricoprono gli altipiani che dalle pendici del Gennargentu (Correboi e Fonni) si estendono fino alle zone di Mamoiada in un’area particolarmente ricca di acqua che trova origine dalle tante sorgenti della catena del massiccio del Gennargentu; anche queste caratteristiche hanno fatto sì della scelta insediativa dalla Preistoria all’età moderna.
La natura geologica del territorio è prevalentemente granitica con rocce formatesi oltre trecento milioni di anni orsono; ancora gli scisti caratterizzano altre parti del territorio barbaricino tanto da diventare in età nuragica la grande cava di estrazione per la costruzione degli imponenti monumenti.
Inizieremo il nostro viaggio, solo per il momento restando comodamente seduti a casa e davanti al computer, visitando le più importanti domus de janas, risalenti all’età Neolitica, ben oltre seimila anni da oggi.
La prima è quella di Coléo in territorio di Fonni a circa novecento metri di quota, a breve distanza dal rio Flumene de Bidda; l’unica camera (monocellulare) è stata scavata su un masso di granito isolato e oramai modellato dal tempo e dagli agenti atmosferici.
Altra domus è quella di Drònnoro sita a circa novecentocinquanta metri s.l.m. sempre in territorio di Fonni. Anche questa è una monocellulare scavata su un masso granitico a breve distanza dal nuraghe che porta lo stesso nome. Il fontale si presenta con una apertura rettangolare e breve invito.
Due invece sono le domus che si trovano sempre nell’area fonnese; sono quelle denominate Flumene de Bidda o de Vidda collocate a novecento metri di quota; una è una monocellulare mentre l’altra è pluricellulare entrambe scavate nel granito vicine al piccolo rio che dà loro il nome. Nelle immediate vicinanze è presente un esteso insediamento neolitico.
In località Gariunéle si trova una necropoli che forma un complesso di otto domus de janas in un ampio affioramento granitico a poco più di novecento metri di quota. Esse le troviamo scavate sia in massi erratici isolati che allineate; alcune di esse presentano tracce di colore ocra al loro interno.
Un’altra necropoli la troviamo in territorio di Gavoi; è quella di Uniài-Corrinzola formata da sei domus monocellulari scavate su massi isolati e granitici che si trovano in un’area adatta alle attività umane a poco più di ottocentocinquanta metri di altitudine. Purtroppo molte di esse in epoca relativamente recente sono state parzialmente distrutte per opera di estrazione di materiale lapideo.
Ci spostiamo in territorio di Lodine per trovare la particolare domus di Onzu nella località medesima a settecento metri di quota; essa appare come una costruzione monocellulare incompleta e mai terminata su un masso isolato.
L’ultima domus che prenderemo in esame è quella sempre di territorio di Lodine; è quella di Sas Argiolas. Scavata a ottocentotrentacinque metri di quota si presenta come un ipogeo ricavato in un unico masso isolato.
Non possiamo però non nominare le altre domus de janas presenti nei territori che, come abbiamo già detto, si trovano nella Barbagia di Ollolai; esse sono quelle di Nodu S’Arrammene, Serra Oddorai, Gali/Perdu ‘e Muru, Golamidda, Istelazze, Ghivili, Mammughine, Soroeni, S’Antana de Capriles, Orgurù,
