in ecclesia Sancte Marie de Arestano
stessa induce a datare i frammenti certamente oltre l'XI secolo 134 . Modi arcaici, evidenti ancora una volta nei plutei 135 , si accostano al fiore esapetalo, al cordolo attorto che rinserra la corolla di una delle rosette, alla palmetta e al volatile, forse un pavone. Identico repertorio iconografico si scopre nell'ornato architettonico di alcune chiese delle Asturie, e in una moltitudine di frammenti erratici provenienti dall’area di queste e oggi conservati al Museo Arqueológico di Oviedo. Nello specifico appare utile richiamare la decorazione a fasce litiche della Santa Maria Quintanilla de las Viñas, non distante dal centro di Burgos, alternativamente datata tra VII-VIII e - proprio per via dell’ornato, che eluderebbe citazioni tardoantiche - IX-X secolo. L'insieme decorativo è vario: tralci a girali definiti da modanatura attorta custodiscono volatili, alberelli o palmette, racemi d'uva, fiori esapetali e altri motivi fito-zoomorfi e monogrammi. Il rilievo è piatto e schematico, ma il modo di scolpire le caratteristiche sezioni triangolari, detto localmente a bisel, che interessa alcune lamelle, ricorda la prassi esecutiva dei nostri frammenti. La stessa è riferibile anche all'ornato delle affini San Juan de Baños e San Pedro de la Neve. In quest’ultima, la complessa decorazione è opera di due mani differenti: una, plausibilmente coeva alla fase d’impianto, recupera un repertorio geometrico e fitomorfo già locale, né orientale né bizantino, dove i solchi dello scalpello sono profondi e le rosette esapetale e spiraliformi prive di umbone. L’altro, con scene veterotestamentarie nei capitelli, ripresenta motivi della prima con l’aggiunta di volatili tra i girali, analogamente a quanto osservato nella Santa Maria e collocandosi anch’essa attorno al IX o X secolo. Vi è poi il complesso programma decorativo delle chiese del Monte Naranco, dove sono protagoniste le cornici a doppia modanatura attorta. I fregi hanno in questo caso ancora maggiori richiami ai conseguimenti orientali, cosicché rimane problematica la 52 134 Ibidem. Vedi anche i confronti con motivi ornamentali su materiali scultorei dell’XI-XII secolo da Smirne, in: D. M OI , Sculture mediobizantine dall’Agorà di Izmir, in: ArcheoArte: Rivista elettronica di Archeologia e Arte; Cagliari, 2012. Un’assodata tesi storiografica vuole la Sardegna, salvo rare eccezioni, esente da diretti influssi “gotonici” nella sue vicende artistiche, che ne mostrano i riflessi unicamente in seguito alla renovatio romanica. Vedi: C. Maltese, R. Serra, Episodi di una civiltà anticlassica , in: Sardegna, Milano, Electa, 1969, p. 197. 135 D. S CANO , 1907, 50-53; R. D ELOGU , 1953, 39, 242; C. M ALTESE , 1962, pp. 219-220, sch. 5-6; R. C ORONEO , 1988, pp. 82, 86-87; R. S ERRA , 1990, 15-17, sch. 1.
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