in ecclesia Sancte Marie de Arestano

facciata, è costituito però in gran parte da elementi riferibili al XIII secolo inoltrato. Molti di questi sono conservati nel vano sette-ottocentesco 128 che dalla cappella semicircolare del transetto odierno porta al campanile gotico. Si contano una decina di esemplari, alcuni mutili e consunti ma complessivamente in buono stato di conservazione. Il repertorio è vario e comprende rosette a sei petali - in due frammenti - e in numeri dispari, talvolta umbonate e con corolla multipla, porzioni sparse di un reticolo geometrico, un volatile acefalo e una decorazione fitomorfa identificabile con una palmetta o "albero della vita". Sotto un aspetto esecutivo, i frammenti mostrano una certa relazione di dipendenza non solo formale: ritornano le foglie "corpose" e "carnose" 129 già adottate nei plutei e quindi l'ascendenza islamica 130 dell'intaglio. Sono tratti noti in Sardegna con ogni probabilità dalla "fine dell'Antichità e l'inizio dell'Altomedioevo" 131 , riscontrabili, innanzitutto, nei monoliti di Suelli, Siurgus e Senorbì, datati inizialmente al IV-VI secolo e secondo una nuova proposta di collocazione, ascrivibili al XIII o dubitativamente a un periodo successivo al IX 132 . La forma a valva delle lamelle, cui si è fatto riferimento per la decorazione che reimpiegò il tralcio del IX secolo, si deve infatti a "reminiscenze tardonatiche" 133 , e la 51 128 Il vano sembra potersi identificare con la “piccola sacristia per uso dei Domeri” citata nelle risoluzioni capitolari del febbraio 1825, edificata con un costo di 350 scudi, ma la parete interessata dai frammenti fa parte delle strutture settecentesche. Cfr. M. M ANCONI D E P ALMAS , 1952, p. 67, doc. 24. 129 R. S ERRA , 1990, p. 17. 130 R. D ELOGU , 1953, pp. 180-187. Per chiarimenti sulla comune matrice di diversi ornatisti, vedi la nota 133. 131 S. C. N OVELLI , Inediti monumenti scultorei della Sardegna centro-orientale: introduzione ai dati tipologico-linguistici , in: Le sepolture in Sardegna dal IV al VII secolo, SʼAlvure, Oristano, 1987, pp. 318-319, 329. 132 M. S ERRA , Note su un pilastrino medievale in Trexenta , in: ArcheoArte: Rivista elettronica di Archeologia e Arte; Cagliari, 2010; il raffronto è invece lampante coi monoliti di Tebessa, databili al IV-V secolo e di tradizione "semitica", vedi: S. C. N OVELLI , 1987, pp. 310-319. 133 R. C ORONEO , 1988, p. 83; Come da tempo assodato, il carattere “popolaresco” dell’intaglio, in singoli elementi che ritroviamo anche nei nostri frammenti e vanno letti nel loro insieme, era di costume fin dal III-IV secolo nei lavori in metallo di officine romane - specie orientali - e ampiamente diffusi in tutta Europa. Richiamiamo doverosamente a questo proposito la lezione del Riegl, che dimostrò la continuità di tecniche e repertorio dovute al particolare Kunstwollen degli artisti in epoche differenti. Cfr. A. R IEGL , Industria artistica tardoromana , Firenze, Sansoni, 1953 (rist. 1981), pp. 251-295.

RkJQdWJsaXNoZXIy MjA4MDQ=