in ecclesia Sancte Marie de Arestano
costituirono il colonnato del perduto duomo romanico di Oristano 9 . Impossibile determinare con certezza la provenienza di questo materiale di spoglio, che si è supposto ricavato da qualche edificio della vicina Othoca o della capitale Tharros, trasferita ad Oristano alla fine dell'XI secolo 10 . È legittimo supporre che proprio in questo periodo, vista la necessità di erigere una nuova insula episcopalis 11 ai margini dell'abitato della Oristano bizantina, si impiantò il primo cantiere del duomo medievale, in un luogo già interessato da un certo numero di sepolture, realizzate con ogni probabilità nei pressi di una primitiva chiesa altomedievale 12 . 30 9 R. D ELOGU , L'architettura del Medioevo in Sardegna ; Roma, Istituto Poligrafico dello Stato, 1953, pp. 164-165, 222-227; M. M ANCONI D E P ALMAS , 1984, pp. 10-13; R. Serra, Italia Romanica: La Sardegna , Milano, Jaca Book, 1989, pp. 139-141; R. C ORONEO , Architettura romanica dalla metà del Mille al primo ʻ300 ; Nuoro, Ilisso, 1993, pp. 214-215, sch. 97; R. C ORONEO , R. S ERRA , Sardegna preromanica e romanica ; Milano, Jaca Book, 2004, pp. 299-303; Nella citata relazione dell’ing. Daristo (vedi nt. 1), si contano venti colonne, differenti per diametro e dimensioni. La grande consapevolezza e conoscenza dei monumenti del Regno gli suggerisce la collocazione nell’antico duomo; fusti spezzati e rocchi di colonne potevano infatti impiegarsi nella fabbrica, come avvenne in molte altre costruzioni sarde del XII secolo, più in ossequio al “gusto antiquario” che all’omogeneità dei materiali. Per il Can. G. Spano, i fusti, granitici e marmorei, si contavano in numero di ventidue ancora nel XIX secolo, quando giacevano dimenticati e sparsi ai piedi del campanile, vedi: G. S PANO , Oristano e la sua antica Cattedrale: Appendice , in: Bullettino archeologico sardo, ossia raccolta dei monumenti antichi in ogni genere di tutta l'isola di Sardegna, pp. 161-173, vol. X, n° 12, anno 1864, p. 163; S. A. S CINTU , Raccolta di memorie d'Arborea: tratte in gran parte da documenti inediti ; Oristano, Tipografia Arborense, 1873, p. 39; oggi sarebbero diciannove, vedi: G. N IEDDU , S. M AMELI , 2003, pp. 30-31; sono di dimensioni comprese tra: h 2,48-3,60 m e ø 0,31-0,55 m. 10 G. F. F ARA , De rebus Sardois , 1580, vol. II, p. 136 (cfr. pp. 190-191, nn° 25-30, Rist. Gallizzi, 1992); riporterebbe al 1070 il trasferimento della capitale per volere del giudice Orzocco, data canonicamente accettata ma inverificabile, poiché tratta da un antiquo m.s. oggi perduto. Un arcivescovo d'Arborea è inoltre attestato dalla fine dell'XI secolo, poi il 5 ottobre 1116 e ancora nel 1118, vedi: P. T OLA , Codex diplomaticus Sardiniae ; Torino, 1861-1868, vol. I, pp. 192-194, doc. XXI; R. V OLPINI , Documenti nel Sancta Sanctorum del Laterano. I resti dell’Archivio di Gelasio II, in: Lateranum, anno LII, n°1, 1986, pp. 261-264. 11 Dobbiamo ricordare che anche il palazzo arcivescovile è documentato dal XII secolo, e precisamente dal 1157, quando il giudice Barisone compirà una donazione in favore della sposa Agalbursa: P. T OLA , CDS, vol. I, p. 220, doc. LXIV; una seconda attestazione è del 1189, vedi: Idem , p. 267, doc. CXXXI. 12 R. Z UCCA , L'Aristiane dei bizantini , in: Quaderni Oristanesi, nn° 13-14, anno 1987, pp. 47-56; R. B ONU , Oristano nel suo duomo e nelle sue chiese: cenni storici e due appendici ; Cagliari, STEF, 1973, p. 17.
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