L’origine è la meta
47 Ma, a parafrasare Blaise Pascal, la pit- tura ha le sue ragioni che la natura (la fisica) non conosce 18 . Bisognerà allora “catturare” il momento che lo stesso sguardo non riesce a fermare: ricostru- irlo attraverso l’elaborazione più emo- tiva che retinica di una griglia a strisce dal registro cromatico esplosivo, as- semblata come un incastro di tessere musive. Contini convoca tutti i colori dell’iride tanto da far pensare a un pro- getto a funzione didascalica, una sorta di decalogo per il pittore. È il suo primo quadro filologicamen- te “astratto” (se l’aggettivo avesse mai un senso). E anche quello connotato da una decisa impronta lirica, di vaga reminiscenza “orfica”, citando Delau- nay e i cubisti della seconda ora. Un momento come mai ci era stato dato ri- scontrare nell’opera di Contini, e come mai più capiterà. A questo punto non sarà accademico puntualizzare un episodio che in un contesto culturale così circoscritto e controllabile come quello dell’isola, as- sume un significato che altrimenti non avrebbe. Nell’agosto del 1957 Contini partecipa alla Prima Biennale d’Arte di Nuoro, della cui giuria fanno parte Marco Valsecchi, Elena Baggio e Mario Delitala. Il primo premio è assegnato a Mauro Manca per quello che viene riconosciuto ufficialmente (non si sa come e perché) “il primo esempio di arte astratta e informale in Sardegna” 19 . Bagnanti , 1955, olio su tela, cm 54x71
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