L’origine è la meta

22 La Biennale di Nuoro del 1957, con la formazione di gruppi quali “Stu- dio ‘58” a Cagliari e “Realtà Nuova” a Sassari, fino al più tardo “Gruppo di Santulussurgiu” (1975) diventeranno i laboratori dove si sperimenterà l’eva- sione dell’arte dalla sua ormai secola- re impasse diacronica. Carlo Contini, si è detto, ha portato con sé, da Roma, Venezia, fino a Pistoia, la consapevolezza che le proprie creden- ziali di artista avrebbero avuto un solo legittimo sfondo. Più tardi dichiarerà: “ Vivevo un tempo a Roma e un tempo a Venezia. Fre- quentavo l‘Accademia di Belle Arti e lottavo con lo stomaco e le vetrine dei droghieri. Poi sono venuto a Oristano. Ci vivo. Anche qui ho conservato l’abi- tudine romana e veneziana: ho e non ho casa, studio, indirizzo. È facile tro- varmi ed è difficile. Però, a dire il vero, non ho, per il momento, alcun deside- rio di allontanarmene. Si può lavora- re dovunque. E un buon pittore lavo- ra, studia e impara anche per le vie di Oristano, lungo gli stagni… Vorrei vi- vere, per tre o cinque anni, a Parigi e a Madrid, E poi vorrei tornare qui…” E ancora: “ Non comprendo certi pittori, ma adoro Caravaggio... ” 8 E se come ha scritto Roger Peyrefitte “l’amore è fatto solo da ciò che ci por- ti” 9 , Contini sapeva che quella illusione sentimentale faceva parte del gioco, so- prattutto in un momento in cui la sua carriera d’artista stava diventando più di una speranza e di un rischio. Gli anni di Roma sono quelli dell’intermezzo che sta avviando l’italietta umbertina alla marcia di Mussolini, quando an- cora tutto appariva confuso e nessuno immaginava che socialismo e fascismo fossero le due facce della stessa meda- glia, che la storia guardasse lontano e in grande. Sicuramente troppo. Studio di donna per Apoteosi di Eleonora d’Arborea, 1931, olio su tela, cm 33x25

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