in ecclesia Sancte Marie de Arestano

capitale importanza 213 , rivela come già nel 1572 vi fosse una cappella dedicata a San Bartolomeo non in prossimità della cattedrale, ma al suo interno, insieme ad altri dodici altari consacrati. Dallo stesso inventario del XVI secolo ricaviamo la presenza di un’altare dedicato alla Madonna del Rimedio - presumibilmente già cappella - dove si trova oggi, ovvero a destra dell’altare maggiore, come confermato anche dalla citata testimonianza dell’arcivescovo Vico 214 e da altri atti, più precisi, del XVII secolo 215 . Su una delle cappelle del transetto godeva dei diritti di patronato la famiglia Pintolino. Di questa famiglia conosciamo il Giovanni Sanna Pintolino sepolto, come attesta l’epigrafe 216 , nel 1626 nel luogo in cui venivano conservate le reliquie di Sant’Archelao, di recente traslate in cattedrale. Di conseguenza la cappella doveva avere precedentemente altra intitolazione. Grazie al Vico sappiamo che il Santissimo Sacramento era conservato nella cappella accanto a quella di Sant’Archelao; nel vano dietro l’attuale fonte battesimale, che risparmia la parete sinistra di questa cappella, il cui spazio è oggi in massima parte occupato da quella del Santo Crocifisso, troviamo una rientranza compatibile con le dimensioni dell’epigrafe del Pintolino. Conosciamo dunque le vicende legate ad almeno tre delle quattro cappelle del transetto, oltre che, per la presenza dell’altare a San Bartolomeo elencato non distante dalle stesse, la certa relazione tra i lavori di innesto del transetto gotico e le volontà del giudice. 65 213 Che dobbiamo all’instancabile e meticolosa opera di ricerca condotta dal Dott. Raffaele Cau, che tra le pagine di questo volume renderà noto uno dei più importanti documenti mai venuti alla luce in merito all’ antiqua facies della Cattedrale. Siamo ben lungi dalla ricostruzione dell’edificio operata in forme barocche nel primo Settecento, così come dal devastante episodio del 1637, raccontato in queste pagine dal ricercatore Enrico Correggia. Le ricostruzioni fin qui citate e proposte, non tengono conto infatti dell’aspetto dell’edificio in un diaframma temporale che dal XIV secolo si estende fino alla situazione attuale. In questo notevole frangente, che interessò tra l’altro la vita marchionale della città, dobbiamo immaginare alcune delle importanti cappelle scomparse sfoggiare volte a crociera con costoloni semplice o stellata, realizzate secondo modalità costruttive ben note nell’Arborea e in Oristano. Documenti editi rendono nota l’attività edilizia del primissimo XVII secolo nei cantieri del San Domenico e del San Martino di Oristano; nel secondo caso conosciamo perfino i nomi degli scalpellini e il modello sul quale dovettero impostarsi i progetti: due cappelle esistenti presso il complesso di San Francesco, con volte pentagemmate, analogamente a quanto accadeva a Stampace. Vedi: A. P ILLITTU , 2003, pp. 203-206. 214 Vedi nota 87. 215 Anche per questi si rimanda al lavoro di S. Fenu nel presente volume, cui devo la segnalazione dei docc. citati in seguito. 216 L’epigrafe è stata trascritta ed esaminata in questo volume da E. Correggia.

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