in ecclesia Sancte Marie de Arestano
lamelle - sempre realizzate dalla stessa équipe -, il cui stelo è percorso da fori da trapanatura; si tratta del relitto di un'architrave, stipite o cornice 159 . Il dettaglio dei fori si ritrova, ancora una volta nel XIII secolo, nei capitelli della Santa Maria di Uta, dove se ne fa largo impiego per descriverne le volute 160 , forse allo scopo di alloggiarvi dei tasselli policromi o di ricavare un preciso solco. La vicinanza all'architrave della cattedrale di Cagliari, datata alla prima metà del XIII e di scuola "neobizantina" pisano-lucchese 161 è solo approssimativa e non sembra possibile prenderla in considerazione. Vi è, nel vasto panorama del romanico sardo, un edificio che conserva e condensa, in realtà, tutti gli elementi fin qui descritti. Fiori esapetali racchiusi in un circolo - perfino in una sinopia rossastra che riprende gli esempi scolpiti -, rosette umbonate talvolta con doppia corolla, palmette o alberelli, motivi stellari e a intaglio geometrico a cuneo (alcuni reimpiegati nell’attuale base d’altare maggiore), tutti ricavati nella pietra arenaria e tufacea, costituiscono - a dire il vero insieme a ulteriore profusione di figure zoo-antropomorfe - la decorazione architettonica della cattedrale di San Pantelo di Dolianova. La rispondenza nel repertorio, nei moduli e nella tecnica d'esecuzione, attribuibile all'ornatistica di quel gusto genericamente definito islamico, è sorprendente 162 . La seconda fase edilizia della chiesa, che interessò l'incessante definizione degli archetti pensili, può circoscriversi con precisione grazie a fonte epigrafica, collocando i lavori tra il 1261 e il 1289 163 . La fabbrica del San Pantaleo conobbe l’azione di maestranze “formatesi in ambiente mediterraneo” combinare “elementi di sostrato 56 159 L’andamento del tralcio rievoca quello del motivo fitomorfo nelle cornici di numerose chiese gotiche dell’Isola edificate tra la fine del XIII e il principio del XIV secolo, nei modi e nei tipi che dobbiamo all’arrivo dei francescani. Lo troviamo infatti nel transetto della cattedrale di Cagliari come, presso Iglesias, nella cattedrale di Santa Chiara e nella Santa Maria di Valverde. Compare anche, nella variante con cordoncino, nel vasto repertorio del San Pantaleo di Dolianova, nei capitelli d’imposta dell’arco frontale dell’abside. In nessuno di questi casi compaiono fori da trapanatura, e tutti - meno il nostro - generano le foglie da un raccordo. 160 R. C ORONEO , A. P ISTUDDI , Per il Catalogo della scultura architettonica in Sardegna: i capitelli di S. Maria di Uta (Ca) , in: Archivio Storico Sardo, Vol. XLI, 2001, pp. 370, 375-376, sch. 1, 2. Trapanature vengono impiegate anche nella definizione dei motivi geometrici nelle decorazioni all’esterno dell’edificio. 161 R. S ERRA , 1990, pp. 17, 22. 162 R. D ELOGU , 1953, pp. 180, 182, 187; R. S ERRA , 1989, p. 108; M. C. C ANNAS , 1991, p. 200; R. C ORONEO , 1993, p. 206-206, sch. 95. 163 Ibidem.
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