in ecclesia Sancte Marie de Arestano

m 0,50 (US 20) che nella sezione B (US 20=19) si estende in parte sotto la scalinata (US 15) ed è tagliato dalla fondazione US 17-18. A sua volta lo stesso strato (US 20=27) mostra di avere una stretta relazione con le tombe a fossa terragna 4 e 5 le quali si collocano lungo la sezione C, come la Tomba 1. La Tomba 4 (Saggio IV) , di forma incerta, è apparsa scavata nel livello superiore dell'US 20; lo scheletro dell'inumato, sezionato e asportato nell'estremità inferiore dalla fondazione di un muro della fase successiva (US 26), presentava il capo rivolto verso Ovest. La Tomba 5 (Saggio V) si situa ad appena m 1 ad Est della precedente, per metà distrutta dal mezzo meccanico e pertanto visibile lungo la sezione C (US 28 e 29) (figg. 8, 15) ; la fossa interseca fino alla base per una profondità di m 0,74 lo strato di discarica della seconda fase (US 35) e risulta colmata da un terriccio proveniente dall'US 27. La sepoltura nella sua forma integrale è da supporre di pianta ellittica; ha una lunghezza residua di m 0,66 e una larghezza massima di m 0,56. L’inumato, risparmiato nella parte superiore del corpo col capo orientato a NW, giaceva alla base della fossa ricoperto da scheggioni di arenaria e di basalto; vicino al cranio sono stati recuperati due orecchini ad anello in bronzo con globetti databili al VII sec. d. C 8 . (figg. 16-17). Fermo restando dal punto di vista stratigrafico che la necropoli risulta essere successiva alla discarica del periodo vandalico e anteriore alla scalinata connessa con la chiesa romanica della fase successiva, nello stesso tempo appare problematico proporre una adeguata spiegazione sul piano sia stratigrafico sia cronologico fra le tombe a cassone e le tombe terragne come pure fra le stesse tombe e lo strato di terreno (US 19=20=27), che in origine possiamo ipotizzare esteso e sovrapposto anche sulle Tombe 2 e 3, prima che venisse asportato con la realizzazione della scalinata e del piazzale antistante. Tale strato, costituito da un terreno brunastro a tratti compatto, misto a residui d'intonaco e a ossa di animali, restituisce frammenti del V-VI sec. d.C. provenienti sicuramente dalla sottostante discarica del periodo vandalico, insieme ad altri di nuova tipologia con superfici di colore rossastro, giallino e beige, alcuni decorati da incisioni continue a zigzag o ondulate e da striature parallele ottenute col pettine, altri dipinti, databili tra il VI e il VII secolo d.C. 9 . Si avrebbe pertanto la conferma 11 8 S. S EBIS , 1988, p. 137 (comunicazione personale di P. B. Serra). 9 A. D EPALMAS , 1990, pp. 203-204; p. 216, tav. III, 3-8. Cfr. anche: A. D EPALMAS , Materiali dall’area della Chiesa di Santa Maria, Cattedrale di Oristano, in: C. C OSSU , R. M ELIS (a cura di), La ceramica artistica, d’uso e da costruzione nell’Oristanese dal neolitico ai giorni nostri , Atti del I Convegno “La ceramica racconta la storia”, Oristano, 1995, pp. 221-244.

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