L’origine è la meta
54 Malgrado questa esercitazione “fuori catalogo”, l’opera merita di essere esa- minata con attenzione, per quello che appare, e naturalmente non per pos- sibili volontarie implicazioni concet- tuali. Freud docendo 24 , l’arte sa essere anche questo. Un volume vagamente quadrangolare che si libra in uno spa- zio neutro, quasi un totem di ossidia- na su cui si è infierito con incisioni e graffiti. Si pensa a un rigurgito della memoria collettiva, a un’offerta alle misteriose e barbare entità demoniche che devono aver popolato l’infanzia di Lelletto… I due quadri che chiudono il catalogo e la mostra, costituiscono un dittico virtuale. Va subito precisato che lo diventano per simbolica, necessaria complementarità. In Il Cristo a tre braccia (1968) e L’al- bero della cuccagna (1958-67) sacro e profano si affrontano, direi addirittura si sfidano, senza complessi e soprat- tutto in uno stato di consapevole in- nocenza.“Les extremes me touchent”, ha glossato André Gide 25 , giocando sul calembour insito in “ toucher ” (tocca- re-commuovere). L’umano e il divino strettamente con- giunti e resi complici da un’affinità che solo l’ancestrale “cultura della carne” è in grado di legittimare, diventano nell’opera finale di Contini uno spec- chio reciproco. Attraverso il loromutuo riflettersi, tutto cambia. L’irriverenza si fa arbitrio della mano, sconfinamento e libertà di transito tra le categorie dello spirito e quelle della natura. Come dire che se niente sarà più tabù, niente verrà profanato e al contrario tutto verrà sacralizzato. L’uomo è al centro, nel punto dove “si scollina”, e il suo sguardo potrà spaziare tra i due versanti, all’infinito. L’uomo resta lo spartiacque di questa dimensione palindroma. Solo lui è giusto e degno, sembra dirci Contini. Se l’albero della cuccagna diventa la croce, vietato scandalizzarsi. L’Uomo e il cristo sono anche il Cristo e l’uo- mo. Così è. Sorta di rituale esegetico – avendolo già citato per Contini in un’altra occa- sione – ricordo che “la via verso l’alto e verso il basso è la stessa via”, come ha sentenziato Eraclito 26 aprendo all’umanità il principio sovrano, l’u- nico che valga nel nostro tribolatissi- mo secolo, del relativismo in scienza come in filosofia. Così come reversibili saranno l’ar- rampicata dei pastori sul palo per ar- raffare il premio, e il crollo dalla cro- ce del Figlio dell’Uomo che si immola per noi. E che per salvarsi non gli è servito munirsi di ben tre braccia… S’Iscravamentu, 1958-64. olio su tela, cm.162x127
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