L’origine è la meta

52 Lo pseudo-naturalismo di Santulus- surgiu (1962) sembra replicare questo sconvolgimento del piano pittorico in vista di una restituzione unidimensio- nale dell’immagine. La dialettica timbrica dei verdi sma- glianti degli alberi in primo piano e delle terre rosate che designano il vil- laggio sullo sfondo, tirano all’arazzo, al cloison da vetrata, rimandano cioè a un momento di alta sapienza deco- rativa, a una indissolubile coinciden- za tra supporto e pigmento. In Santulussurgiu vicolo nord (1966) viene rielaborata, secondo una più composta cifra costruttiva, l’esperien- za aniconica di Ritmi di giostra . I do- dici anni che separano i due dipinti di- cono di una conquistata misura della pagina pittorica scandita in sequenze geometriche, ancora una volta tratte da uno stereotipo rettangolare che si sviluppa dall’alto in basso, in compat- te architetture dal contorno definito. L’artista sembra voler mettere ordine in quella che è stata sicuramente una suggestione emotiva. Riflette su un repertorio visivo che può far pensare ancora all’orfismo di Delaunay, s’im- pone un rigore formale che non gli è consueto. Un’ultima, estrema citazio- ne di rosso indica il focus della visio- ne, mentre il fondale s’incupisce nelle note de verdi-azzurri e dei neri in un decrescendo che individua il secondo piano di lettura del quadro. Per Contini è la definitiva rinuncia al suo colore-guida, se escludiamo il di- screto, caldo tonalismo di Ragazzi che giocano (1967), quasi un’eco indeboli- ta di quello che era stato. Alla superficie e a quello che su di essa agisce in termini di accordo, di compli- cità e empatia tra segno e colore, l’arti- sta sta sostituendo gradualmente quan- to di esistenziale, fisico e perfino tattile appartiene al puro mezzo pittorico. Carro a buoi, 1965, olio su tela, cm 87x129

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