L’origine è la meta
42 Malgrado le notevoli dimensioni, S’Iscravamentu è eseguito di getto, d’una tensione narrativa che la stessa apparente casualità della massa dei figuranti contribuisce a esaltare. L’artista va diritto al dramma nella sua tragica asciuttezza, non cerca effetti né elabora ricatti emotivi. Un naturalismo ruvido e plebeo che arriva allo stravolgimento fisionomico, si avverte in Confratello Verde (1948), acquisito dalla Galleria d’Arte Moder- na di Ca’ Pesaro di Venezia, in occasio- ne della mostra di arte sarda del 1949 alla Fondazione Bevilacqua La Masa. L’impietosa icona del volto legnoso e paonazzo farebbe pensare a una rico- gnizione “antropologica” del soggetto. La pittura è scandita per piani paralleli in lunghe strisciate di colore che evi- denziano la sua scabra consistenza ma- terica. Altrove il soggetto diventa inve- ce puro pretesto ( Mietitori , intorno al 1948) e risolversi in elementari ritagli geometrizzanti, segno di un ulteriore avvicinamento dell’artista a modalità sintattiche di tipo primario, di deriva- zione sintetista. In La ruota della fortuna (1949) siamo di nuovo all’evocazione espressionisti- ca, forse qui non ignara di Ensor, con la figura centrale della fattucchiera a con- durre il ritmo espansivo e irradiante della composizione che attenua la sua cifra descrittiva man mano che si avvi- cina ai margini del quadro. Di qui i volti degli spettatori più periferici risolti da riassuntive taches, in un “diminuendo” che richiama stilemi di tipo informale. Il motivo viene ripreso nell’affollato Sa Sartiglia ancora del 1949. È la prima vera tentazione per Contini. Fatto è che in Contini la pittura del dopoguerra si avvia a una progressiva scarnificazione della forma insieme a un registro decisamente brut della ta- volozza. Notiamo anche un graduale rifiuto ad “abbellimenti” nella compo- sizione e nelle stesse trovate tecniche. La simultaneità tra colpo d’occhio e gesto che lo assimila e – citando Car- tier-Bresson – lo traduce nel momen- to “definitivo”, parla di una volontà matura, che ha deciso di rinunciare a tutto ciò che può interferire su un processo orientato al proprio naturale compimento. L’artista sembra arren- dendosi “a quello che viene” 16 . In Processione de Su Jesus, Via Cru- cis (1950) ritorna la cifra luministica e “tenebrosa” del monumentale Pro- cessione notturna de Su Gesus di ven- ticinque anni prima, ma con un più ascetico e pausato senso della scena e un’assenza pressoché totale di detta- gli. Bagliori e ombre vibrano intermit- tenti come a richiamare un silenzioso presepe vivente. Per intensità di lavoro e scelte di vita, il 1950 è un anno cruciale per Contini. Nel 1949 aveva sposato la pistoiese Do- rotea Guarducci e di lì a poco sarebbero nati i figli Carla e Valerio. La pienezza affettiva sicuramente con- tribuisce a questo intensificarsi di cu- riosità, invenzioni, ricerche creative.
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