L’origine è la meta
35 Questo sentimento di laica religiosità aveva comunque bisogno di una ce- lebrazione. La Sardegna, qui sicura- mente sentita come “piccola patria”, poteva pretenderlo. E Contini sapeva che avrebbe svolto quel rito a modo suo, in tutta solitudine. E sarà infatti solitudine per la com- mittenza della Chiesa della Madon- na delle Grazie di Solarussa, piccolo centro del Campidano, che dal 1933 al 1937 Contini esegue senza aiuti. Mi piace intitolare questo lavoro Al- legoria Arborense , perché Contini vi ha messo in scena tutte le latenze an- cestrali ed emotive della sua vicenda di pittore e di uomo. Una summa che per l’estrema leva- tura dell’impegno non poteva limi- tarsi a vedere e fare “in grande”; ma doveva evocare anche illustri model- li storici. E certamente i cieli tiepoleschi con- templati da sott’insù nelle sue escur- sioni alla chiesa dei Gesuiti a Venezia, così come le spirali paradisiache del Correggio a Parma e la Camera degli Sposi del Mantegna a Mantova, si ri- trovano idealmente ad abitare la volta della piccola chiesa del Campidano. La ruota della fortuna , 1949?, olio su tela, cm 67x85
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