L’origine è la meta
13 “…Queste donne vivaci e spaval- de. Le loro schiene sono dritte come piccoli muri, le sopracciglia decise e ben disegnate… Stanno sul chi vive in modo divertente... La tenerezza, grazie al cielo, non sembra essere una qualità sarda. Queste donne devono badare a se stesse, tenere la schiena dritta e i pu- gni chiusi …” 1 Così, dal suo journal de voyage, lo “scandaloso” D.H. Lawrence si im- merge nel paesaggio umano dell’isola. È il gennaio 1921, esattamente un se- colo fa. Sensualità e voglia di esotico ispirano quel diario che si intitolerà Sea and Sardinia . Con lui c’è l’“Ape Regina”, la moglie Frieda. E ancora: “ La Sardegna è un’altra cosa (rispetto al “continente” italiano, n.d.r.) , è più ampia, molto più consue- ta, nient’affatto irregolare, ma che si perde in lontananza. Qui lo spazio si traduce in distanze da viaggiare si- mili alla libertà ste ssa…” 2 Tra Cagliari, Terranoa - l’attuale Ol- bia - e la Barbagia, Lawrence sfoga un voyeurismo intellettuale da romantico tardivo. Da queste note si possono co- munque cogliere strappi di verità che solo un’intelligenza “prensile” come la sua avrebbe potuto lasciarci. Se il vuoto di tenerezza di cui lo scrit- tore si compiace diventa un abusato luogo comune, c’è quella “altra cosa” che può farci riflettere anche oggi. e a ragione (che poi è il retrogusto emo- zionale di chi abbia frequentato, più o meno con assiduità, questa terra). Perché “altra” lo è, la Sardegna, in- confondibilmente. E altra tout court , senza riferimenti topici, culturali o storici. Senza domandarsi rispetto a chi e a che cosa. La Sardegna resta insula più per destino che per con- formazione geografica. È continente – e qui, sì, l’attributo ritrova la giusta pertinenza – che difende la propria identità come ha sempre saputo di- fendersi dal mare. Non solo. La Sardegna è topos mora- le centripeto, raramente evasivo dai suoi difficili confini. C’è allora da domandarsi cosa ci sia dietro a questa alterità. Orgoglio o atavico autonomismo? Fatto è che nella sua discussa chiu- sura all’esterno la Sardegna ha in- ventato un mito senza mitologie, un enigma che potrà essere indagato e sciolto, forse, solo in via etno-antro- pologica. E anche questo è “altro”. Un altro che appartiene solo all’uomo, alla sua terra e al suo lavoro. Come dire alla sua memoria ancestrale. Se dunque gli dèi hanno disertato la Sardegna, il sacro si è dovuto cercarlo nella superstizione e nella religione, che, a livello salvifico, diventano culti equivalenti. Come dire che solo alla natura dovremo dare ascolto. Solo la natura potrà fare da sostituta di tanti tabù definitori e assenze metafisiche. Una natura che si manifesta per sim- boli e allegorie, miracolosamente ri- generata come puro paesaggio. Come presenza, per citare ancora Lawren- ce, “ difficile da raggiungere …” 3 Carlo Contini / L’origine è la meta Giuliano Serafini Oristano, 1918
Made with FlippingBook
RkJQdWJsaXNoZXIy MjA4MDQ=