Musei e Archivi

Musei e Archivi

Antiquarium Arborense

L’Antiquarium Arborense nasce nel 1938, per iniziativa dell’Amministrazione Comunale che delibera l’acquisizione della collezione archeologica Pischedda, una delle più grandi della Sardegna. Viene ospitato nei locali di via Vittorio Emanuele (attuale via Ciutadela de Minorca) sino al 1992. In seguito al recupero del complesso di palazzo Parpaglia, il museo prende sede in uno dei più importanti palazzi storici di Oristano. In due occasioni la collezione dell’Antiquarium subisce ingenti perdite: durante la Seconda Guerra Mondiale, quando i reperti vengono trasferiti a Seneghe in un luogo ritenuto sicuro, e nel 1965, in seguito a un grosso furto del quale non vennero mai rintracciati i responsabili. Il museo si articola su due piani. Il pianterreno ospita mostre temporanee e l’intera collezione archeologica, con un’ampia sala al centro della quale è collocato un plastico riproducente la città di Tharros nel IV secolo d. C. Il materiale archeologico, proveniente da tutta la penisola del Sinis, comprende un periodo che va dalla Preistoria all’Età Romana, con alcuni reperti paleocristiani e altomedievali. Notevoli sono poi i corredi fenici e punici provenienti dalla città di Tharros. Al piano superiore si trova invece la sala dei retabli: una raccolta di dipinti del Quattrocento e del Cinquecento, acquisiti dal Comune in seguito alla soppressione dei conventi oristanesi. Tra questi ritroviamo alcune tavole dipinte dello smembrato retablo del Santo Cristo (1533), l’unica tavola superstite del retablo dei Consiglieri (1565) e il retablo di San Martino (primo XV secolo). Un plastico della città di Oristano nel suo assetto del XIV-XV secolo sta al centro della sala, dove si trovano anche testimonianze epigrafiche recuperate da vari edifici del centro. storico. L’Antiquarium Arborense è l’unico museo sardo ad avere una sezione per non-vedenti e ipovedenti, con copie in gesso e ceramica di alcuni reperti e le notevoli riproduzioni del Cristo di Nicodemo del maestro falegname Mura di Oristano.

Archivio di Stato di Oristano

L’Archivio di Stato di Oristano viene istituito nel 1975 in seguito alla costituzione della omonima Provincia. Attualmente è ospitato in un nuovo elegante edificio progettato per le più moderne esigenze di studio, dotato di sale consultazione ampie e confortevoli, e naturalmente dei più avanzati strumenti per la corretta conservazione del patrimonio documentario.
La consistenza dei fondi è notevole: quattro km lineari di materiale, tra i quali spiccano per la loro importanza gli atti notarili della prima metà del Settecento e tre preziosi statuti dei Gremi,  o corporazioni cittadine, redatti nel XVII secolo. Inoltre custodisce gli spogli di archivi di enti pubblici ed ecclesiastici soppressi quali: istituti scolastici, uffici giuridici, uffici soppressi del Regime, Opere Pie e Ospedali.
L'Archivio dedica una particolare attenzione alla redazione dei tradizionali strumenti di ricerca (guide, inventari, regesti, elenchi), così come si impegna ugualmente nello sviluppo di servizi informatici e digitali, per rendere sempre più agevole la consultazione delle fonti. A tutto questo si aggiunge la disponibilità di altri servizi quale la fotoriproduzione.
La promozione e la divulgazione costituiscono momenti importanti della sua attività istituzionale attraverso l'allestimento di mostre documentarie, la partecipazione ad eventi nazionali e regionali, quali: la Settimana della Cultura, le Giornate Europee del Patrimonio, Monumenti aperti e l'organizzazione di laboratori didattici in collaborazione con gli istituti superiori presenti sul territorio.
L’Archivio di Stato di Oristano dipende dalla Direzione Generale degli Archivi.

Archivio Storico Diocesano di Oristano

L’Archivio Storico dell’Arcidiocesi di Oristano è sito nel complesso architettonico dell’Episcopio, i cui ambienti sono stati ampliati e risistemati nella prima metà del Seicento. Tuttavia l’aspetto attuale che possiamo osservare deriva dagli interventi operati tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo. Da segnalare, per la loro graziose decorazioni, sono le volte dei locali che possiedono intonaci e dipinti a fresco riportanti degli stemmi e altre fantasie geometriche.
L’Archivio diocesano è uno dei più importanti del territorio, infatti custodisce al suo interno ben 7350 unità disponibili per la consultazione al pubblico. I documenti più antichi risalgono alla seconda metà del XVI secolo: ovvero nel momento in cui le norme stabilite durante il Concilio di Trento sanciscono effettivamente l’obbligo di una sistematica conservazione degli archivi parrocchiali.
Oltre alla istituzionale conservazione e fruizione della documentazione storica, l’archivio svolge contemporaneamente la funzione di archivio corrente e di deposito della documentazione contemporanea e quotidiana. inoltre vengono offerti altri servizi quale la riproduzione dei documenti per fini di studio e privati. L’Anagrafe degli Istituti Culturali Ecclesiastici annovera questo archivio tra i suoi elenchi.

Archivio del Capitolo Metropolitano della Cattedrale di Santa Maria Assunta

L’Archivio del Capitolo Metropolitano viene realizzato nella prima metà del Settecento in seguito alla ricostruzione del Duomo nelle attuali forme architettoniche. Una componente fondamentale per la conservazione dei documenti amministrativi e liturgici che il Capitolo inserisce in una posizione elevata, in modo che la nuova struttura garantisca una maggiore sicurezza in caso di incendio. Tale accorgimento viene stabilito per ostacolare il percorso delle fiamme, affinché possano raggiungere i preziosi documenti il più tardi possibile. La scelta fa presupporre la distruzione di una parte della documentazione più antica proprio a causa di simili incidenti avvenuti nel corso del tempo. L’ingresso all’archivio è delimitato da una robusta porta con serrature multiple, come da prassi per l’epoca, mentre lo spazio fisico è organizzato in due ambienti: un’anticamera con alcuni armadi e una sala molto ampia per la consultazione. Oggi un moderno sistema di sicurezza  e degli scaffali metallici  preservano e custodiscono i documenti, oggetto di un recente censimento facente parte di un’iniziativa della CEI 2010/2011. I documenti più antichi risalgono alla metà del XIII secolo, mentre per quelli più recenti si segnalano gli atti depositati sino al 1976. Il patrimonio documentario consta di circa 1400 unità, tra le quali si contano ben 102 pergamene. L’archivio del Capitolo metropolitano,  quale prezioso scrigno di informazioni sul passato di Oristano e delle sue istituzioni ecclesiastiche, si dispone ad essere studiato approfonditamente e promette di rivelare importanti notizie che attendono solo di essere riscoperte.

 

(Sito non aperto al pubblico)

Archivio Storico del Comune di Oristano

L’Archivio Storico del Comune di Oristano costituisce la fonte documentaria più importante per la ricostruzione della storia della città in tutte le sue componenti: urbanistica, architettonica, demografica, sociale, religiosa e istituzionale. Per la sua locazione fisica, l’archivio usufruisce di alcuni specifici ambienti appositamente destinati nell’ex-convento dei Padri Scolopi, in piazza Eleonora d’Arborea. Tale scelta è scaturita dalla necessità di conservare una ingente quantità di documenti che cronologicamente principiano dal 1479, momento nel quale Oristano viene elevata al rango di città regia del Regno di Sardegna.
Un recente riordino archivistico prevede la ripartizione dei vari fondi documentari in due sezioni: la pre-unitaria o antico regime, che comprende l’arco cronologico 1479-1848, e quella post-unitaria o storica, con i documenti stilati e raccolti tra il 1848 e il 1958. Un primo censimento dei documenti cartacei viene stilato del Lippi nel 1902, ma bisogna attendere il 1937 per vedere la compilazione di un inventario analitico da parte dal Prof. Antonio Era, su specifico incarico dell’ amministrazione Lugas. Questo lavoro ha permesso di conoscere alcune fondamentali notizie sull’attività del Consiglio Civico a partire dalla prima metà del Cinquecento.
Recentemente, in seguito a nuove attività di censimento e riordino, sono emerse alcune sorprese: alcune pergamene del XII secolo sono state rinvenute grazie al loro riutilizzo quali “coperte” per i registri di Epoca Moderna. Mentre tra le pergamene di epoca successiva, si segnalano quelle che concedono i privilegi stabiliti dall’autorità regia per la città, alcune carte degli Atti Parlamentari e i preziosi Registri di Consiglieria. Oltre ai preziosi documenti pergamenacei, viene conservata un’altra notevole quantità di documenti, ivi compresi quelli fotografici, che raccontano la trasformazione della città attraverso il XVIII ed il XIX secolo, a testimonianza degli interventi urbanistici e architettonici che ancora oggi contraddistinguono la città.
L’archivio storico non è un organismo cristallizzato nella sua storica raccolta documentaria, ma uno strumento di ricerca dinamico ed in evoluzione. A testimonianza di questo si segnalano le recenti  acquisizioni dei fondi Antioco Zucca, Peppetto Pau e marchesi d’Arcais che saranno messi a disposizione dei ricercatori per l’analisi e lo sviluppo di studi approfonditi.

Archivio Storico del Seminario Arcivescovile di Oristano

L’Archivio Storico del Seminario Arcivescovile di Oristano viene istituito immediatamente dopo la fondazione dell’istituto, nel 1712. Sito nei locali dello stesso Seminario, dove viene accolta anche la biblioteca, l’archivio si predispone a raccogliere il materiale documentario proveniente da chiese e conventi soppressi, recuperando in questo modo i registri più antichi che si conservano. Per questo motivo il fondo più antico appartenente a questo complesso risale al 1661.
Un recente riordinamento registra ben 863 unità, tra le quali se ne segnalano alcune di grande importanza comprese nei fondi di Monsignor Delrio e del canonico Littarru. Quest’ultimo si dimostra di particolare interesse per i contatti intrapresi nel corso del tempo con  cardinali ed altre elevate personalità ecclesiastiche. Inoltre si unisce alla mole dei documenti una cospicua collezione di fotografie e dagherrotipi, che principiano dalla fine del XIX secolo.
L’Archivio del Seminario così come quello Diocesano, è iscritto all’Anagrafe degli Istituti Culturali Ecclesiastici.

 

(Sito non aperto al pubblico)

Centro di Documentazione e studio sulla Sartiglia

Il Centro di Documentazione e Studio della Fondazione Sa Sartiglia nasce nel 2010 grazie all’interessamento dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Oristano e alla collaborazione di alcuni istituti e archivi locali.
L’obiettivo specifico del Centro è quello di raccogliere le testimonianze e  studiare il materiale documentario relativo alla giostra equestre della Sartiglia in rapporto con la storia della città. Grazie al prezioso aiuto dell’ISTAR (Istituto Storico Arborense) e agli apporti documentari resi possibili dall’Archivio Storico Comunale, dall’Archivio di Stato ed altri, è oggi possibile ammirare nella sala espositiva del Centro le riproduzioni delle più antiche e significative carte sulla manifestazione. Oltre ai documenti e alle riproduzioni fotografiche della giostra, alcune risalenti alla fine dell’Ottocento, la sala è ricca di numerose altre testimonianze: la collezione di rosette Francesco Carta, donata recentemente dall’appassionato oristanese, vecchi costumi e maschere degli anni ’40 e ’50, gli stocchi ovvero le caratteristiche lance in legno usate dai Componidoris, spade della fine dell’Ottocento e alcune stelle del primo Novecento. Due teche custodiscono gli abiti originali dei capicorsa del Gremio dei Contadini e del Gremio dei Falegnami.Uno spazio espositivo è dedicato esclusivamente alle pubblicazioni inerenti la Sartiglia, comprese quelle realizzate dalla Fondazione in occasione dei considerevoli convegni e seminari organizzati in questi ultimi anni.
Il Centro di Documentazione, costituisce uno dei poli culturali della città e si prefigge attraverso il materiale raccolto, di porre le basi per il futuro Museo della Sartiglia, in fase progettuale da alcuni anni.

ISTAR – Istituto di Storia Giudicale Arborense

L’ISTAR (Istituto storico arborense per la ricerca e la documentazione sul Giudicato d’Arborea e il Marchesato di Oristano), nasce per volontà dell’Amministrazione Comunale nel 1995, allo scopo di raccogliere, studiare e divulgare le testimonianze storiche, politiche, sociali, istituzionali, economiche, culturali e storico-artistiche sul Giudicato d’Arborea e il Marchesato di Oristano.
Per adempiere a tale elevato compito, l’istituto si avvale della collaborazione di Università, centri di ricerca, biblioteche e archivi storici, associazioni culturali e liberi ricercatori, sotto la direzione scientifica del prof. Giampaolo Mele.
Inoltre l’ISTAR organizza numerose attività ed eventi allo scopo di divulgare e promuovere le ricerche condotte in seno all’istituto, quali conferenze, seminari e giornate di studio. A questi eventi segue la pubblicazione degli atti e del materiale di ricerca, che ha al momento permesso di pubblicare cinque volumi di grande interesse.
Sempre nel seguire il tracciato dei suoi compiti istituzionali, l’istituto organizza concorsi e altre iniziative in collaborazione con le scuole. L’ISTAR, unitamente alla Biblioteca Comunale, alla Pinacoteca e al Centro di Documentazione della Fondazione Sa Sartiglia, costituisce uno dei poli culturali della città.

Museo Diocesano Arborense

Il Museo Diocesano Arborense è stato inaugurato il 13 febbraio 2015, in occasione delle celebrazioni per Sant’Archelao, patrono di Oristano. Il Museo copre una superficie di 1300 metri quadri, con tre ampie sale articolate su tre livelli, tra i giardini dell’Episcopio e il Seminario Arcivescovile. Il primo spazio espositivo è la Galleria delle Esposizioni, pensata per ospitare mostre temporanee del patrimonio storico-artistico della Diocesi. La sala San Pio X, nei locali del vecchio teatro, ideata per raccogliere la gran parte delle opere d’arte quali: simulacri, suppellettile liturgica, paramenti e altri oggetti appartenenti alla Cattedrale di Santa Maria. I locali attigui al Seminario, invece, ospiteranno la vasta e importantissima collezione archeologica dello stesso istituto, con reperti provenienti da Tharros e da altri siti dell’Isola. Un moderno impianto di illuminazione e le ampie finestre che si aprono sui giardini del Seminario, garantiscono spazi luminosi e accoglienti.

 

Pinacoteca Comunale Carlo Contini

La pinacoteca comunale è intitolata all’illustre artista oristanese Carlo Contini (1903-1970), parte delle cui opere sono attualmente conservate nella collezione civica. Oltre a queste, raccoglie le opere di numerosi artisti sardi e internazionali. La sede è inserita nell’antica chiesa medievale dell’ospedale Sant’Antonio (secolo XIII-XIV), i cui ampi locali si prestano alle esposizioni. La Pinacoteca, unitamente alla Biblioteca Comunale, all’ISTAR e al Centro di Documentazione della Fondazione Sa Sartiglia, fondano il polo culturale della città.
La collezione ospita una sezione stabile, con opere provenienti dal patrimonio del Comune di Oristano. Non tutte le opere d’arte comunali sono però ivi esposte, alcune si trovano nel palazzo Campus-Colonna, altre nel palazzo degli Scolopi.
Buona parte dei dipinti proviene dalla collezione privata dell’oristanese Giovanni Battista Sanna Delogu, che nel 1969 viene donata al Comune. Ricordiamo le firme di: Giuseppe Biasi, Antonio Ballero, Felice Melis Marini, Mario Delitala, Pietro Antonio Manca, Melkiorre Melis, Carmelo Floris, Stanis Dessy, Giovanni Marras, Foiso Fois, Carlo Contini, Dino Fantini, Antonio Atza, Ermanno Leinardi, Antonio Corriga, Maria Lai. La collezione del Delogu viene ceduta con l’auspicio di creare una Pinacoteca della Pittura Sarda, il cui progetto si è poi mutato in quello della Pinacoteca Comunale.
Una sala è dedicata alle mostre temporanee, che con frequenza regolare vengono organizzate e presentate al pubblico grazie al grande impegno del curatore. Tra gli artisti dei quali sono state esposte opere di grande importanza, ricordiamo: Peter Belyi, Blue Noses, Oleg Kulik, Darren Almond, Robert Gligorov, Matteo Basilé, Li Wei, Zhang Huan, Ale De La Puente, Magdalena Campos-Pons, Carlos Garaicoa, Francis Naranjo, Franko B, Sandy Skoglund, Luigi y Luca, Entang Wiharso, Orlan, Wang Qingsong, Erwin Olaf, Susan Paulsen, Nobuyoshi Araki, Fx Harsono, Nan Goldin, Daniele Buetti, Yasumasa Morimura, Chiara Dynys, Marc Vincent Kalinka e Gregory Crewdson, oltre a Stanis Dessy e Salvatore Garau.