Tabule lusorie

Tabule lusorie

Uno degli aspetti meno conosciuti, ma sicuramente molto interessante, della vita dei Romani è il loro amore per il gioco; di questa grande passione restano come testimonianza varie evidenze archeologiche oltre ad innumerevoli fonti storiche.

Oltre al gioco d’azzardo, il gioco dei dadi era molto popolare nell’antichità. Dadi e pedine, costituivano manufatti strettamente personali, intimi potremmo dire, e indicano quali fossero i gusti e gli hobbies di chi li adoperava. Le fonti antiche menzionano assai spesso i giochi da tavolo con differenti livelli di difficoltà e quindi di concentrazione, abilità e strategia. I supporti per il gioco potevano essere di pietra, in legno, oppure terracotta, ma anche semplicemente incise sul lastricato stradale o delle piazze. Possediamo molteplici esempi di tabulae incise lungo le strade urbane, che almeno nelle ore diurne, dovevano essere libere dalla circolazione dei mezzi di trasporto, secondo il dettato della lex iulia municipalis del 45 a. C. valido per Roma ma applicato da Claudio a tutte le città d’Italia e costituente un modello per la legislazione delle colonie e dei municipia dell’impero.
Tra le tavole portatili, si conoscono anche quelle legate all’estemporaneità, possediamo l’esempio di un frammento di tegola rinvenuta a Breno(Bs), durante gli scavi di un santuario dedicato a Minerva. Sul laterizio appaiono incisi a crudo tre quadrati disposti l’uno dentro l’altro, poi congiunti da brevi tratti verticali, che fungevano da base per il gioco dei “tre sassolini”(terni lapilli). Le ipotesi sul suo utilizzo potrebbero rimandare ad un passatempo degli operai impegnati nella figlina di laterizi,  successivamente il reperto potrebbe essere stato inglobato tra i materiali da costruzione pertinenti all’edificio sacro, oppure la  tavola poteva far parte delle suppellettili di corredo del santuario e utilizzata durante le pause  cerimoniali dei fedeli, come potrebbe trattarsi semplicemente di un dono o di ex voto.
All’interno dei contesti romani anche i dadi rappresentano ritrovamenti piuttosto comuni (pertinenti anche ai corredi funerari). Differivano per quanto riguarda le dimensioni e i materiali (quello più comunemente utilizzato era proprio l’osso, spesso proveniente dagli arti inferiori degli animali, ma non erano disprezzati la terracotta, il piombo, il bronzo, il vetro, l’oro, l’ambra e l’avorio); casi particolari sono rappresentati dai dadi poliedrici, quelli recanti lettere o raffigurazioni anziché cifre, o quelli conformati a trottola, cono o piramide. Tabulae lusoriae suddivise a scacchiera servivano invece da supporto per il ludus latrunculorum, anche questo praticato a tutte le età e ampiamente ricordato dalle fonti antiche. Un esemplare di tale tipologia è esposto presso l’Antiquarium Arborense, si tratta di un ritrovamento unico in Sardegna avvenuto nel   Sinis da parte del Comando Provinciale della guardia di Finanza nel 2003. Dalla colonia Iulia Neapolis, in Africa Proconsularis, provengono due tabulae lusorie epigrafiche, presumibilmente di età medio imperiale (II sec. d. C.),che contribuiscono ad arricchire il novero delle  testimonianze africane. Le due lastre calcaree subrettangolari sono pertinenti al lastricato stradale del decumanus settentrionale della Nynfarum domus .  Una di esse è composta di dodici caselle definite da 11 linee parallele non tutte conservate, così come le iscrizioni in parte non più leggibili per via del degrado della superficie dovuto al lungo utilizzo da parte dei mezzi e dei pedoni. Il testo inscritto potrebbe essere pertinente ai giocatori e recare espressioni di biasimo o di incitamento; un'altra soluzione potrebbe essere il riutilizzo di una lastra autonoma con iscrizione latina.
Le tabulae lusorie con linee parallele sono meno diffuse rispetto a quelle a scacchiera con 16 o 36 caselle, a quelle circolari, a quelle a mulino, alle tabulae per il gioco dei XII scripta, il gioco dei reges, a quelle con fossette. Il gioco che utilizzava le tabulae con linee parallele è sconosciuto, benchè si supponga che per esso si utilizzassero dei dadi, i confronti più stringenti con le tabule neapolitane sono due esemplari a linee parallele rinvenute a Ostia e Roma, da cui proviene un esemplare nel quale  sono rappresentati tre pyrgi rovesciati, ossia i bussolotti che venivano usati per riporre i dadi e scuoterli per poi lanciarli sulla tabula.

 

Bibliografia

- Mounir Fantar, Raimondo Zucca 2012 ,Nuove iscrizioni da Neapolis (Africa Proconsularis) in Ruri mea vixi colendo ,  Studi in onore di Franco Porrà, pp 149 - 179.
- S. Solano 2015, Una tabula lusoria e pedine da gioco dal Santuario di Minerva a Breno (Bs), in Tra alea e agòn  giochi di abilità e d'azzardo in I materiali della collezione Archeologica Giulio Sambon di Milano, a cura di C. Lambrugo, F. Slavazzi.  pp. 131 - 135.