La marineria cartaginese - parte 3

La marineria cartaginese - parte 3

Dopo aver visto uno spaccato della organizzazione navale cartaginese, ora salpiamo a bordo delle varie tipologia di navi che facevano parte della grande e potente flotta che solcava gran parte del Mediterraneo occidentale e del tratto tirrenico, fino al definitivo scontro con la nuova potenza emergente che fu Roma.

 

Le navi da combattimento che le fonti antiche riportano si distinguevano per gli ordini di rematori;

il pentecontoro era una nave con un solo ordine di cinquanta remi, venticinque per lato azionati da cinquanta rematori con una lunghezza totale di almeno trenta metri. Con questo nome veniva identificata la principale categoria di navi da guerra che componeva le flotte del Mediterraneo. I pentecontori dovevano comunque essere delle navi abbastanza versatili, che potevano essere armate per il combattimento ma anche per i viaggi esplorativi e di colonizzazione.

Con la triera si raggiuse la più evoluta nave armata, concepita per raggiungere la massima efficienza nel combattimento anche con l’adozione del rostro adatto alla speronamento; una imbarcazione quindi dalle eccezionali doti nautiche come velocità e accelerazione, la rapidità di manovre effettuate in poco spazio. A tutto ciò si doveva aggiungere la grande abilità del pilota a cui doveva corrispondere un equipaggio pronto e ben addestrato in termini di coordinazione in quanto l’errore di un solo rematore avrebbe compromesso l’esito della manovra d’attacco.

Le flotte da guerra non erano composte esclusivamente dalle navi da combattimento, ma anche dalle unità ausiliarie destinate alle ricognizioni, ai collegamenti, ai rifornimenti e ad altri servizi; gli autori antichi confermano la presenza di varie tipologie ausiliarie nelle flotte cartaginesi, tra cui la skàphe.

Doveva trattarsi di una piccola imbarcazione di servizio impiegata anche come mezzo di soccorso per gli equipaggi delle unità da combattimento, dove i naufraghi potevano essere portati sul vicino litorale; spesso veniva rimorchiata da poppa e svolgeva anche la funzione di portaordini anche grazie alle buone doti di agilità e di velocità, tanto da essere adoperate anche per operazioni di disturbo e di danneggiamento delle navi da guerra nemiche, come spezzare i remi o i grandi timoni o ancora aprire delle falle nella carena, avanzando e ritirandosi rapidamente.

Per l’allestimento e la manutenzione della flotta da guerra si consumavano enormi quantità di legname. Durante la lunga permanenza nella nostra Isola i cartaginesi si servirono certamente delle foreste presenti e non si esclude anche la piantumazione di piante da alto fusto adatti per l’utilizzo come alberi maestri e lunghi remi; solo per la costruzione di questi venivano abbattuti migliaia di alberi. Dal punto di vista ambientale le flotte rappresentavano, in ogni tempo, un vero flagello, responsabili del disboscamento di intere regioni il cui territorio fu trasformato in maniera radicale e senza possibilità di recupero.

Lo studio dei relitti ha dimostrato che le piante resinose, e soprattutto il pino, erano universalmente utilizzate per costruire il fasciame e molte altre parti dello scafo, mentre legnami più pesanti e resistenti come la quercia erano presenti nelle parti della nave in cui era richiesta maggior robustezza come per l’ossatura.

La documentazione sulle tecniche di navigazione nell’antichità è alquanto scarsa e spesso si basava sulla applicazione di semplici sistemi a volte empirici e sul “senso marino” dei naviganti e dei pescatori, cioè su quella sorprendente capacità di percepire e di interpretare certi fenomeni propri di chi affronta il mare da tantissimo tempo; nel Mediterraneo i naviganti potevano usufruire di moltissimi punti di riferimento e in molti casi si potevano seguire delle rotte in cui la terra rimaneva sempre a vista o scompariva per tratti relativamente brevi del viaggio. Di sicuro, anche la maggior parte delle volte si viaggiava durante il giorno, non si esclude che anche la navigazione astronomica notturna fosse adottata anche senza l’ausilio di strumenti adatti, seguendo le costellazioni maggiori come l’Orsa Maggiore e l’Orsa Minore.

 

Bene, abbiamo navigato stando tranquillamente seduti sulla poltrona di casa nostra ed abbiamo brevemente conosciuto le caratteristiche della marineria cartaginese che anche in Sardegna operò per molti secoli, fino alla conquista al parte dei romani nella Prima Guerra Punica del 328 a.C. dove si decisero le sorti della nostra Isola.