Il monumento ad Eleonora d’Arborea

-  76  - Lo scrivente crede che il miglior mezzo di poter sortire da tale questione con soddisfazio- ne di tutti sia quello di nominare un Giurì di persone tecniche e di secondare il verdetto di esso qualunque esso sia. Siccome viene in codesta Città il Prof. Cav. Vivanet persona intelligentissima in simili questioni, l’onorevole Giunta potrebbe dare l’incarico al Mede- simo all’Architetto Civico e ad un terzo che la Giunta stimerà di sua confidenza. E secon- dare in tutto e per tutto Giurì emesso il quale non può avere altro scopo che di far bene. Lo scrivente si lusinga che verrà secondata questa sua proposta interessando che senza ulteriore ritardo la questione venga risolta. 156 Le sollecitazioni del De Castro incendieranno la seduta del Consiglio Comunale del 13 gennaio 1873: Il Presidente richiama l’attenzione del Consiglio sull’oggetto riflettente la designa- zione della piazza ove collocarsi il monumento ad Eleonora d’Arborea, a quale scopo, onde facilitare il compito del Consiglio, secondo chè veniva stabilito in adunanza del 30 ottobre ultimo, si è fatto intervenire anche l’ingegnere Civico. Si rilegge poscia la relazione del prelodato ingegnere e due lettere del Cav. De Castro, presidente de Comi- tato di Oristano, e del ca. Satta Musio, Presidente del Comitato di Cagliari, colle quali s’invita questo Municipio a definire concorde e sollecito questa pratica - Entra il consi- gliere Busachi- Infine lo stesso Presidente riferisce che un’altra ispezione delle località prestabilite dal Consiglio a questo scopo si faceva ultimamente colla sua assistenza dai sigg. ingegneri cav. Vivanet, cav. Cao, Cadolini e Salvi; ma se ne attende tuttora il rap- porto dal sullodato prof. Vivanet. Il consigliere Cao propone attenersi questo rapporto. Il consigliere Seu lamenta il concetto a cui è informata la lettera del cav. De Castro, ac- cenna alla contraddizione in cui si trovano questi ed il Vivanet rapporto alla designa- zione della piazza secondo quanto ha riferito il Presidente del Consiglio a l’ingegnere civico, e conchiude che stando al consiglio deliberare, egli si augura che lo farà coscien- ziosamente e senza spirito di parte. Il consigliere Dettori, dopo chè ha interpellato il Presidente e questi ha risposto d’aver riscontrato alla suindicata lettera del Decastro ringraziandolo degli uffizi fatti al riguardo ed assicurandolo che sarebbe informato dell’esito della pratica, fa carico al Presidente di non aver nel rispondere rilevato la Giunta e il Consiglio comunale dall’accusa che il De Castro ha fatto pesare su di loro. Si dichiara convinto che senza un soffione del paese non si poteva scrivere quella lettera e propone che, siccome questa pratica ha stretta attinenza colle finanze, lo stato delle quali non può essere conosciuto da lontano, ma giudicato se non da chi amministra, si risponda ai cav. De Castro e Satta Musio che il Consiglio, costrettovi da ineluttabile necessità, vedrà di risolvere il difficile problema secondo la propria coscienza. Entran- do poi nel merito della questione, dopo le dichiarazioni dell’Ingegnere civico che a voler collocare il Monumento dirimpetto all’edifizio dei cessati scolopini occorrerebbe l’ingente spesa presuntiva di lire ottanta mila; che non ostante si avrebbe una via rego- lare, non una piazza; che ne soffrirebbe non solo la planimetria, ma l’altimetria istessa, in quanto che un uomo che si trovasse sul terrapieno della piazza Duomo, vedrebbe la statua a livello della propria fronte; che inoltre l’altezza del campanile del Duomo schiaccerebbe il Monumento e che quest’opera ne impedirebbe un’altra egualmente utile, quella cioè del teatro; lo stesso consigliere Dettori convinto da queste buone ra- gioni dell’inattuabilità del progetto di collocarsi il Monumento davanti a quell’edifizio; ritenendo quelle stesse ragioni d’arte che non potrebbe collocarsi in piazza Mercato, perché resterebbe offuscato da quella torre gigante che vi esiste; accertatosi per mezzo dello stesso ingegnere civico che un Monumento può in qualunque tempo trasportarsi da un luogo in un altro senza danno dell’opera; propone che il Consiglio comunale, co- 156 Ibidem.

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