Il monumento ad Eleonora d’Arborea

- 55  - Le indicazioni che seguono riportano quasi letteralmente le idee ed i concetti espressi nel manifesto d’adesione del 1864, confermando convintamente l’impronta culturale e politica del De Castro e di Giovanni Spano: Un monumento ad Eleonora d’Arborea, personificazione splendida di patriottismo, valore, ingegno e gentilezza feminea, non può riuscir cosa degna, non s’imprimerà nel concetto popolare, senza che l’artista non si renda, innanzi tutto, un concetto eminente della don- na, chÈegli è chiamato ad eternare colla espressione artistica della scoltura. La donna è un’eroina, una guerriera, una legislatrice, ma è sempre una donna. Nell’accordo tra la na- tura generale e le modificazioni parziali dell’eroismo, della legge, della pugna sta il segreto della riescita. In una statua sola, che deve rendere ai presenti ed ai posteri, un concetto d’Eleonora d’Arborea, lo scultore sarebbe chiamato a far troppo e riescirebbe indubita- mente a poco. L’arte giunge in suo aiuto con bassorilievi, i quali, volendosi restringere al possibile ultimo, dovrebbero essere per lo meno due. Un monumento ad Eleonora senza l’aggiunzione esplicativa di due tra le stupende cose di sua vita sarebbe un anacronismo, una cosa strozzata ed impossibile. A preferenza di tutto l’arte è il bello. Una cosa laida o mal fatta guasta generazioni di criteri e d’intelligenze. La donna è bellezza. La statua d‘u- na donna dev’esser bella a presenza di qualunque altro requisito. Per fortuna la storia ci ha tramandato le sembianze d’Eleonora. Guardando, riflettendo bene il ritratto che n’esiste, lo scultore può trovarvi il tipo della bellezza nazionale, l’imponenza classica delle forme, l’al- tezza guerresca, l’ispirazione della legislatrice. L’incesso dev’esser grande e maestoso. Ma il contorno semplice; i particolari pochissimi. Si serbino le fattezze del volto e il complesso del corpo risponda al concetto tipico dell’arte greca, alla bellezza ad ogni costo. 104 L’esigenza di una relazione a stampa, consegnata ai Comitati ed allo stesso Cambi, va oltre un normale rapporto tra committente ed artista, perché l’autore deve essere con- scio che la sua limitata libertà espressiva è sovrastata dalle premesse culturali, politi- che ed ideologiche, e deve dare prova di questa consapevolezza prima che gli sia affi- data la missione. Ecco quindi la necessità di “carteggiare”, di predisporre altri bozzetti, dopo essere stato edotto sulla storia, sulla vita e sulle gesta di Eleonora. A questa fase preparatoria farà seguito una convenzione 105 , alla cui formalizzazione verrà delegato il Satta Musio, che verrà firmata a Firenze il 4 giugno 1872 e registrata il giorno succes- sivo presso il ricevitore Caterini. Il ruolo del Giurì si esplicita nei mesi successivi alla pubblicazione della relazione, in maniera così convincente e in piena adesione con le risultanze della relazione che parteciperà alla stesura della convenzione dettando le modalità tecniche: Essa sarà di marmo statuario di Carrara così detto Raviccione, di ottima qualità senza difetti che possano nuocere alla finitezza del lavoro ed alla sua conservazione in piena aria. La statua sarà grande il doppio del vero (metri tre e cent. 50) sulle proporzioni ed atteggiamento prescelto dal Giurì nominato dal Comitato. 106 Il Giurì c hiederà un parere, una sorta di garanzia, a Giovanni Dupré che aveva inviato una lettera di raccomandazione del Cambi: non che stato pure approvato dallo scultore Dupré 107 sul disegno presentato dallo stes- so scultore Cambi. Esso dovrà essere lavoro perfetto pari alle migliori opere ed alla fama 104 Ivi, p. 8. 105 ASCO S.S., cart. 1611, fasc. 6384 c. 7. Convenzione Cambi, vedi appendici documentarie p. 238. 106 Ivi. 107 Ibidem.

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