Il monumento ad Eleonora d’Arborea

-  42  - Il La Marmora la chiamò “principessa incomparabile”; e quello stupendo ingegno di Car- lo Cattaneo scrisse di lei non ha guari queste parole: “Eleonora figlia del Giudice Mariano d’Arborea, che la cronaca d’Oristano chiama “bella cantu su sole, risplendente cantu ipsa luna, amabile cantu una rosa, prompta ad su piantu pro sos miserabiles”, fu legislatrice e guerriera; guerriera di cuore e di mano; sicchè alla sua morte i popoli poser intorno al suo feretro le centoventi bandiere ch’essa avea conquistato nelle sue battaglie contro gli aragonesi, e la seppellirono col suo stendardo di guerra con grande e doloroso pian- to. Certo è che questa la più splendida figura di donna che abbiano le storie italiane, non escluse quelle di Roma antica”. Dopo un così splendido elogio è vana opera l’andare raccogliendo le varie ghirlande che le venne in ogni tempo tessendo l’affettuoso ingegno degli scrittori nazionali. Come la gloria d’Eleonora sovrasta a quella dei suoi progenitori, e la eclissa per così dire con la sua luce, così la lode che le rende l’illustre Cattaneo, ne fa dimenticare quanto intorno a lei si disse di bello e di grande da tanti scrittori. 76 La grandezza e l’unicità di Eleonora merita il primo monumento nazionale dedicato ad una donna che deve sorgere nell’Isola ed a Oristano sua patria: E non pertanto a quest’ unica gloria nazionale, esempio singolare di quanto possa amor di patria in cuor di Madre, non sorse ancor un monumento che attesti ai posteri non già la grandezza di questa donna straordinaria, ma la nostra riconoscenza, e il culto che per noi dee a quei geni privilegiati, che Dio si degnò mandare in quest’Isola a redimerla dal giogo di straniere tirannidi, ed avvivarle nell’animo il sentimento della propria potenza, a sollevarla dal loto di servili sciagure al vertice luminoso di nazione indipendente. Fino- ra non fu la nostra che una sterile ammirazione: le pagine più gloriose dei nostri annali ci dilettarono ma non ci commossero; “noi nepoti - dirò col Tola - più ingrati dei nostri avi, e meno curanti della patrie glorie, non elevammo ancora un monumento veruno per eternare la memoria di questa principessa; e la lode dei nostri illustri antenati, venutaci da lontani paesi, ripercosse le montagne che incoronarono i nostri lidi, ma non lascian- dovi che un vano suono”. 77 E agli auspici del Tola risponderanno concordi gli amministratori oristanesi, lieti di contribuire con l’erezione di un monumento che debba essere non solo a ricordo di Eleonora, ma emblema della città, vanto della Sardegna e dell’Italia: Opera eminentemente patriottica pensò quindi fare il Municipio d’Oristano quando de- cretò, che in questa città, non più ricca di sventure che di glorie, sorgesse un monumento ad Eleonora: la quale sortì in quella i suoi natali, le sacrò la vita e trono per serbarle in- tera sul capo la reale corona dei suoi padri, che con sacrilega mano volea rapirle l’avido aragonese, e la dotò d’un Codice di leggi, onore del suo secolo, alle quali attinse, come il larga vena, la sapienza legislatrice dei secoli posteriori. Ma la gloria d’Eleonora non è solo della città di Oristano, ella è di tutta l’Isola; è una gloria nazionale, come nazionale fu quella indipendenza, che ella difese coll’invitta sua spada. 78 Nell’efficacissima sintesi frutto della felice intuizione di Salvator Angelo De Castro il monumento nella sua essenza, la più profonda e intima, deve rappresentare un ricordo, un simbolo, una speranza: Il monumento che questo illustre municipio intende erigere alla memoria della sua eroi- na, dev’essere nel suo concetto, un ricordo, un simbolo, una speranza. Un ricordo di tan- 76  Ibidem. 77  Ibidem. 78  Ivi.

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