Il monumento ad Eleonora d’Arborea

- 37  - lezza di essere gli eredi di una coscienza identitaria, dal fulgido passato e sublime esempio per le generazioni che fonderanno la nazione italiana. Un grandissimo ruo- lo avranno quindi le figure più in vista dell’amministrazione comunale di Oristano, scorrendo i cui nomi che ritorneranno prepotentemente in scena in tutte le fasi della nostra vicenda e che accompagneranno per vent’anni la storia della nascita del mo- numento, non possiamo non far notare che essi rappresentassero non solo la città ed il suo circondario, ma figure conosciute ed apprezzate in Sardegna e nel Regno Sardo perché capaci di tessere ed intrattenere operosi rapporti con il mondo politico parlamentare e culturale dell’Italia. Un’ulteriore riprova di come il mito del cittadino oristanese dedito all’ignavia e alla vita stanca, sia qui grandemente smentito ed anzi getti nuova luce su Oristano nell’Ottocento, che mi auguro possa essere studiata a fondo. Sono quegli anni ricchi di progetti, intuizioni che si faranno realtà nei decenni successivi e che accompagneranno Oristano quasi fino ai giorni nostri, dando inizio all’esame di questa avventura che sicuramente si svolse al di là di ogni più rosea aspettativa ed in alcuni frangenti rischiò di travolgere tutti i protagonisti. Va sottolineata infine la straordinaria visibilità che Oristano ebbe, grazie ad Ele- onora, nel contesto sardo, italiano ed internazionale nel ventennio dell’Ottocento che va dal 1860 al 1881, data dell’inaugurazione del monumento. Assistiamo, anche per una serie di positive circostanze, ad una operosa rivoluzione, ad una indolore sostituzione della vecchia classe dirigente oristanese, fatta da notabili di tradizione nobiliare spagnola e sabauda con una nuova composta da esponenti delle arti libe- rali, che ben si legano con i nuovi nobili di nomina albertina. Notevoli furono inoltre gli apporti dati dalla città di Bosa e dalla Planargia, i cui figli trasferitisi ad Oristano daranno lustro alla città. Dopo le leggi Cavour del 1859 inoltre, l’ingombrante peso del clero oristanese, a cui venne fatto divieto di entrare in Parlamento, viene a scemare velocemente per le note vicende legate al papato. Per di più Oristano, con la morte dell’arcivescovo Saba nel 1860, avrà vacante la cattedra arcivescovile fino al 1871. Va alla fine sottolineata la laicità, nel senso più pieno del termine, con cui questa vicenda si dipana, il primo monumento della città di Oristano che esclude volontariamente e consapevolmente la Chiesa ed il suo mondo. In questo clima si concretizza meglio l’idea del monumento: Indi sottoposta dal Presidente la proposta per erigere in questa città un monumento a donna Eleonora il consigliere Corrias si fa ad osservare, che mentre egli ebbe l’onore di fare questa proposta perché crede che ciò sia un dovere dei cittadini oristanesi ed un atto di riconoscenza verso di quella non potrebbe però, stante il risultato definitivo del bilancio, come ebbe già a manifestare, ritenerla riservandosi di riproporla in altri tempi meno infelici; salvo però che il Consiglio volesse stabilire che la spesa che dovrà il Municipio sopportare sia prelevata dal prestito che va ad imontarsi. Il consigliere Spano convenendo pienamente sui riflessi affacciati dal preopinante sarebbe a proporre che il Consiglio adottasse in massima la proposta, e che si aprisse una pubblica soscrizione, da cui si possa esser in grado di conoscere e la somma che si potrà disporre dalle private oblazioni e quell’altra che dovrà sopportare il Municipio onde farsi una cosa decorosa sia per la magnificenza di quella Regina, che per lo stesso paese. Il Consigliere Parpaglia accettando la proposta di erigere un monumento alla giudicessa d’Arborea mentre tutti i paesi vi fanno a gara per innalzare ai loro illustri concittadini un monumento, non potrebbe però convenire sulla pubblica soscrizione perché crede che ciò sia una imposta

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