Il monumento ad Eleonora d’Arborea
- 30 - 6. Il ruolo del Comune di Oristano nelle delibere consiliari Chiunque si sia avvicinato allo studio della particolare vicenda del monumento ad Eleonora, concorda sul fatto che il suo valore sia più ideologico che culturale, più politico che artistico. Proprio in quest’ottica, una analisi storiografica non può pre- scindere dalla documentazione prodotta dalla attività amministrativa. In tutta que- sta operosità si coglie in maniera nitida come gli amministratori della città abbiano avuto il ruolo principale; nella lettura di questi atti si può ricostruire in maniera pun- tuale il percorso concettuale, le divisioni politiche e la loro evoluzione, dando una giusta importanza, contestualizzandole, alle pause, alle repentine accelerazioni, ma anche ai dubbi e ai ripensamenti. Evidenziano e propongono inoltre uno spaccato in- teressante, di come venisse allora gestita la cosa pubblica, di come si confrontassero idee ed opinioni diverse sul procedere dell’intrapresa. Isolando l’azione dell’amministrazione dal contesto mass mediatico che vedrà coinvolti esclusivamente i giornali sardo-cagliaritani, appare evidente l’atteggia- mento che gli amministratori oristanesi tennero durante tutta la vicenda, impron- tato al sano realismo, linea di condotta che isolò quel protagonismo esasperato, ca- pace di scatenare appetiti, mire velleitarie di personaggi direttamente coinvolti, che non potendo esimersi dal parteggiare e polemizzare, trascineranno nel calderone mediatico Eleonora ed il suo mito, trasformando la sua iniziale connotazione squisi- tamente popolare in una sorta di circo Barnum culturale prima e poi partitico. Gli amministratori dedicheranno poco spazio a polemiche ispirate da elementi estranei alla città. In questa vicenda lunga ventitré anni, la massa documentaria ci dà un profilo molto attendibile della fatica dell’amministrare poiché le riforme del 1848 avevano caricato di maggiori responsabilità gli amministratori locali. In altra parte di questo lavoro ci siamo soffermati sugli uomini che formarono l’ élite della città, confrontando similitudini ed affinità con altri centri dell’Italia risorgimentale. Molti sono gli aspetti che coinvolgono i soggetti principali; lo svolgersi degli avvenimenti, confermati da una quantità di documenti importanti, ci permette di cogliere atteg- giamenti e mentalità tipiche di quel periodo. Vicende personali che s’intrecciano con un progetto politico culturale unico nel suo genere. Volutamente non entreremo nel merito di quale partita abbiano giocato i giornali in questa annosa vicenda, ammes- so che ne abbiano avuto una, oltre quella di sostenere elettoralmente i proprietari o i loro sponsor politici. La vanagloria che a tratti manifesta Antonio Satta Musio, prontamente sottoline- ata ed amplificata dai giornali concorrenti, da una parte irrita gli oristanesi, dall’al- tra, pur mal sopportata, è ritenuta ineludibile. Tutti sono concordi nel riconoscere il magistrato bittese quale motore instancabile della parte burocratica. Gli ammi- nistratori oristanesi sfrutteranno a proprio vantaggio il desiderio di apparire del Presidente del Comitato di Cagliari, riconoscendo allo zelante magistrato il merito di infaticabile esecutore, senza l’apporto del quale l’opera difficilmente sarebbe arriva- ta a compimento in così breve tempo. Contrariamente a quanto si sostiene la statua venne ultimata in meno di tre anni e la base monumentale in poco più di uno. Il monumento fa il miracolo di met- tere insieme una così ben assortita squadra di idealisti giobertiani della prim’ora come Giovanni Spano e il De Castro con i suoi discepoli oristanesi Peppico Corrias,
Made with FlippingBook
RkJQdWJsaXNoZXIy MjA4MDQ=