Il monumento ad Eleonora d’Arborea
- 25 - viaggiatori, uscito in concomitanza con l’arrivo della ferrovia. Ciò che si delinea ad Ori- stano durante la prima fase postunitaria è dunque una classe dirigente che plasma essenzialmente la sua identità all’interno di un legame simbiotico con Salvator Angelo De Castro e solo marginalmente con il potere centrale. Da una parte quindi il rapporto ideologico-politico con il canonico oristanese, uno dei massimi esponenti dell’etero- dossia nel clero sardo; dall’altra il legame con i principi liberali risorgimentali e con le istanze progressiste della Sinistra storica, di cui la classe dirigente si avvale già negli anni Sessanta come strumento di contrapposizione agli indirizzi governativi, legame che si consolida nel corso del decennio successivo, diventando autentica espressione di una chiara posizione politica che culmina nelle battaglie per la difesa della Corte d’Appello, per la nascita delle ferrovie e contro la tassa sul macinato. L’ élite oristanese è connotata inoltre da un forte imprinting generazionale, in cui le vicende personali s’intrecciano con la vita economica e sociale della città e proprio la “coetaneità” sarà da una parte il collante più forte, dall’altra anche il limite di questa classe dirigente, che non avrà la forza e l’intuizione di creare e di formare in maniera organica validi prosecutori dell’azione amministrativa, come dimostreranno gli anni a venire. Pratica invece che si consolida a Nuoro, l’Atene Sarda 44 , dove il collante politico e la scelta di una chiara leadership , darà al capoluogo barbaricino, in maniera conti- nuativa nei decenni a seguire, una importantissima rilevanza politica che giunge fino ai nostri giorni. Il forte convincimento che la modernità debba essere il faro e la guida dell’azione amministrativa si manifesta, con chiara evidenza negli atti (verbali di Consiglio e di Giunta). Posizioni politiche in netta ed evidente contrapposizione con l’arcivescovo Antonio Sotgiu, da sempre schierato apertamente a difesa del potere temporale del Papa Pio IX, e a favore del Sillabo 45 . Lo sviluppo della città, mutuato continuamente con l’esigenza di migliorare le con- dizioni di vita di tutti i cittadini, soprattutto dei più deboli, porta gli amministratori a fare delle scelte, ad operare rinunce, spesso dolorose, a causa delle poco floride en- trate comunali, che li obbligano a procrastinare l’esecuzione di importanti interventi. Preminente importanza sarà data alle iniziative atte a lenire le condizioni socio sanita- rie del paese. La salubrità dell’acqua sarà una di queste. Tra i tanti pregi che si osservano nella città di Eleonora, dobbiamo annoverare la capacità di apertura culturale che gli amministratori dimostrano, piegando ai loro “interessi” militanze politiche lontanissime dal sentire oristanese. Oristano, e più in generale la Sardegna, assiste da spettatore distratto alla lotta politica delle città del Lombardo-Veneto, non partecipa alle sanguinose battaglie per l’affrancamento dall’in- vasore, ma accoglie, apprezza e stima questi uomini e queste donne rifugiatisi in città 44 Rivista delle Tradizioni Popolari Italiane diretta da Angelo de Gubernatis: « Nuoro è chiamata scherzosa- mente, dai giovani artisti sardi, l’Atene della Sardegna. Infatti, relativamente, è il paese più colto e batta- gliero dell’Isola. Abbiamo artisti e poeti, scrittori ed eruditi, giovani forti e gentili, taluni dei quali fanno onore alla Sardegna e sono avviati anche verso una relativa celebrità» . 45 Il prelato ghilarzese fu autore di: Proteste intorno al Papa ed al Civile Principato di lui , Cagliari , Alagna, 1860, Applausi alla Enciclica pontificia ed al sillabo, tipografia e libreria arcivescovile, ditta Giacomo Agnelli, via S. Margherita, 1, di un fascicolo in 8° di pagg. 29, Milano, datato 8 dicembre 1864, e di La voce di un cattolico sopra la causa del Papa : da Oristano nella Sardegna, Oristano, Tip. Arborense, 1870. Autore inoltre del volumetto Ricordi e pensieri , Timon, Cagliari, 1849, per anni erroneamente attribuito a Salvator Angelo De Castro.
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