Il monumento ad Eleonora d’Arborea

- 15  - a Eleonora d’Arborea; il ruolo di Peppico Corrias nell’acquisto delle pergamene riguar- danti la figura della giudicessa. Del periodico oristanese stampato per pochi mesi dal 1857 al 1858, le cui pubbli- cazioni cessano con la morte di Antonio Mereu 9 , nonostante la decennale personale ricerca, non abbiamo riscontri validi, nei quali poter verificare quale fosse l’impronta data al giornale e quale fosse in quegli anni il livello culturale e politico della città 10 . Delle elezioni politiche del 1858 e della proposta del Polla tratteremo diffusamente in questo lavoro; appare evidente che gli oristanesi abbiano accettato le sollecitazioni del Tola per la creazione di un monumento, facendole proprie, in un momento dove le spinte culturali, si fondevano con l’agire politico e la gestione amministrativa della città, passando da una elaborazione teoretica ad una iniziativa concretamente politica. La durata dell’iniziativa, ventitré anni, ha contribuito non poco ad edulcorare e a tra- sformare, nella percezione comune, gli intenti e le vere finalità dell’opera, due decenni di avvenimenti politici e sociali di una rilevanza epocale per Oristano, la Sardegna e l’I- talia. L’idea nata sotto il regno di Sardegna si conclude, nel secondo decennio di Roma Capitale, in un contesto completamente nuovo, mutato radicalmente nella politica, nella società e nel gusto. Con la morte di Giovanni Spano e di Salvator Angelo De Castro, ideatori e sosteni- tori dal punto di vista artistico ed ideologico del monumento, viene a mancare la fonte critica ed informativa, quella più autentica, capace di spiegare compiutamente il signi- ficato e lo scopo dell’intrapresa. L’assenza di questi protagonisti darà la stura ad im- probabili interpretazioni del monumento, a confuse personalissime analisi artistiche (Enrico Costa), fino a negarne la paternità (Giuseppe Tola Prunas) e perfino l’essenza (Lorenzo Del Piano). Con la morte poi del Satta Musio 11 , il sogno del monumento di rilevanza nazionale, presto si trasforma in elemento di pittoresca memoria, una sorta di melanconica rimembranza per i viaggiatori, perché non più alimentato dalle spin- te politiche iniziali. Il Corrias, pago del ruolo di gran sacerdote del culto di Eleonora, lo trasforma in religiosità domestica, attenuando la propria passione, pari per vigore all’ossessione del Satta Musio. Tramontate le idee giobertiane, l’ élite cittadina si muove su piani diversi; Parpa- glia 12 diventato senatore, esentato dalla competizione politica, si sposta in maniera trasversale tra gli schieramenti in campo, abbandonando gradualmente la politica cittadina per diventarne il padre nobile. La guerra delle tariffe che contrappose la Francia all’Italia tra il 1888 e il 1892 e la conseguente crisi economica che colpisce in maniera durissima l’economia dell’oristanese, in particolare nei comparti agricoli della produzione dell’olio, degli agrumi e dell’allevamento, metterà in ginocchio l’ap- pena nato sistema economico-bancario, costringendo al fallimento la Banca Agricola Industriale Arborense, i cui strascichi giudiziari colpirono figure importanti dell’am- ministrazione comunale. Con la morte di Peppico Corrias (1890) si chiude l’epopea del monumento ad Eleonora. L’oblio presto scenderà sui suoi protagonisti e il ricordo e le testimonianze 9 Cfr. S.A. De Castro, Memorie domestiche manoscritto, per gentile concessione famiglia Sotgiu-Gaias. 10 Il Ciasca in Bibliografia Sarda , dà notizia della presenza di alcune copie del giornale nella biblioteca pri- vata del dottor Luigi Caocci di Aritzo, ma al momento, nonostante gli sforzi, non si è in grado di sapere dove e se ancora questa esista. 11 Antonio Satta Musio, vedi al capitolo I protagonisti , p. 171. 12 Salvatore Parpaglia, vedi al capitolo I protagonisti, p. 168.

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