Il monumento ad Eleonora d’Arborea
- 14 - fatti di rilievo del diciannovesimo secolo italiano. L’idea di elevare per la prima volta nella neonata Italia, figlia del Risorgimento, un monumento ad una donna si sviluppa in un contesto culturale che prende le mosse dall’impegno di riscrivere con metodo la storia della Sardegna con le opere di Giusep- pe Manno, di Pasquale Tola 3 , di Pietro Martini e di Ludovico Baylle; a questi si aggiun- gono le ricerche sul campo nel mondo della storia antica di Giovanni Spano 4 , padre dell’archeologia sarda e le cronache e la storia locale dei villaggi della Sardegna con Vittorino Angius. La conseguenza di questi comuni intenti è un diffuso fermento che portamolti illustri storici a sostenere la primogenitura dell’Isola nel contesto nazional identitario crescen- te, identificando la Sardegna come “madre nobile” della nascente Italia. Tesi motivate dal fatto che la stirpe dei Mariani nel periodo giudicale, nei tempi tragici dell’oppressione straniera, non solo fu fulgido esempio di abnegazione a difesa della propria autonomia regale, ma operò da protagonista nel mondo medioevale mediterraneo. Squarciato il velo dei Secoli Bui, ecco che appare agli occhi dei sardi una nuova realtà, una nuova storia. Gli avvenimenti politici del 1847 con la Fusione perfetta e il successivo 1848 con la emanazione dello Statuto albertino e la Costituzione nello Sta- to pontificio voluta e subito ritirata da Pio IX, accelerano il processo di riunificazione della Sardegna all’Italia. Con l’istituzione del Parlamento Subalpino che sostituisce gli Stamenti, l’Isola delega la propria rappresentanza a persone elette, se pur nella limi- tatezza dell’allora vigente sistema elettorale, che s’identificano saldamente con tutti i territori dell’Isola; principalmente esponenti governativi, ma anche intellettuali rap- presentanti della nuova borghesia. Tutti elementi di una modernità ereditata dalla rivoluzione francese del 1789 che si trasformano in cultura politica ed ideologica che si affina con l’incontro col pensiero politico di figure nazionali di primo piano quali il Gioberti e il Cattaneo. Non è un caso che sia la città di Oristano nell’anno 1858 a dare inizio a questa avventura con Antioco Polla 5 , Salvator Angelo De Castro 6 e Peppico Cor- rias 7 che rappresentano il nucleo fondante di questa iniziativa. Tre giobertiani di spic- co di una intellighenzia oristanese che da oltre un quindicennio ha assunto un ruolo fondamentale nella vita amministrativa e politica della città. In questo clima culturale indichiamo quattro avvenimenti collegati fra loro che get- tano una nuova luce sul perché di questa iniziativa: La Gazzetta di Oristano pubblicata dal De Castro e dal suo cugino Antonio Mereu; lo scontro elettorale tra il Margotti e il Corrias e tra il De Castro e il Sotgiu 8 ; la proposta di Antioco Polla di erigere una statua 3 Pasquale Tola, vedi al capitolo I protagonisti, p. 183. 4 Giovanni Spano, vedi al capitolo I protagonisti, p. 179. 5 Antioco Polla, vedi al capitolo I protagonisti p. 168. 6 Salvator Angelo De Castro, vedi al capitolo I protagonisti , p. 161. 7 Giuseppe (Peppico) Corrias, in seguito utilizzeremo il vezzeggiativo Peppico, perché così era comune- mente chiamato il Corrias, tanto da essere riportato in questa accezione persino nell’atto di matrimo- nio, vedi al capitolo I protagonisti , p. 164. 8 Sotgiu (Soggiu) Antonio (Ghilarza, 1803 - Oristano, 1876). Sacerdote, fu eletto deputato alla Camera subalpina dal collegio di Busachi nel corso della VI legislatura, ma l’elezione fu annullata nel gennaio del 1858 per effetto delle disposizioni concernenti i canonici capitolari. Si era segnalato nella Diocesi Arborense con lo scritto Motivi di consolazione della chiesa sarda ( 1843 ). Come direttore del seminario tridentino di Oristano entrò in contrasto con le autorità governative. Autore di vari lavori in difesa del potere temporale del pontefice, collaboratore del foglio cattolico conservatore “ L’Ichnusa ” di Cagliari (1857), fu nominato arcivescovo nel 1872. Autore inoltre del volumetto Ricordi e pensieri , Timon, Ca- gliari, 1849, per anni erroneamente attribuito a Salvator Angelo De Castro.
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