Il monumento ad Eleonora d’Arborea
- 8 - L’opera finale dello scultore fiorentino Ulisse Cambi ha sempre suscitato vivaci dia- lettiche. Nella monografia si approfondisce la relazione del giurì, e poi la faticosa e controversa ricerca della piazza adatta, con tanto di petizione dei cittadini. Si il- lustrano quindi i preparativi per l’inaugurazione, e la descrizione dei giorni della sfarzosa inaugurazione e della festa civica. L’Autore accampa testimonianze varie, e sottolinea che si trattava del «primo monumento in Italia a femminile onoranza». In un capitolo si evoca anche il rossi- niano «La calunnia è un venticello». Non poteva, infatti, mancare il clima delle mal- dicenze, invidie, nonché inevitabili (e anche basse) rivalità politiche, grettamente personali, in un clima provinciale, ma che comunque respirava l’aura post-risor- gimentale di quei tempi. Quel contesto, almeno in alcuni suoi sviluppi, va letto in un’ottica anche tra «Paolotti e framassoni» (sostanzialmente: il mondo dei clericali e degli anticlericali). Di certo, il ruolo degli amministratori municipali, dei sindaci, dei consiglieri, era in- triso di profondo amore per Eleonora. Si accompagnava il ruolo politico e lo spirito mondano delle principali famiglie della città, comprese influenti nobildonne. Non faccio alcun nome, per non privare il lettore del piacere della scoperta e di una sua propria ricostruzione degli eventi. Piredda non lesina sfiziose curiosità, quali il caso dello stemma di Oristano nel monumento a Eleonora. Di fatto, il tema dello scudo arborense resta assai spinoso, soprattutto poiché tuttora circola – fruita acriticamente, a diversi livelli – una sparu- ta documentazione medioevale (rispetto alla concreta dovizia di informazioni dispo- nibili presso le fonti), pubblicata e deformata da ignoranza e prosopopea ridicola. Segue nel ricco volume una accurata serie di ritratti di sedici protagonisti, tra cui Salvator Angelo De Castro, Salvatore Parpaglia, Pasquale Tola, Antonio Giuseppe Satta Musio, Enrico Costa. Tra questi personaggi svetta il grande canonico Giovan- ni Spano, un gigante nella storia degli studi sardi di tutti i tempi. E ci sia consentito ricordare che lo stesso Spano, nelle sue Canzoni popolari di Sardegna rivendicò, giustamente, il merito di avere per primo auspicato un monumento a Eleonora, sin dal 1840: «Questo è il voto che io avevo emesso da ora trent’anni, allorché pubbli- cai l’ Ortografia sarda , dedicandole un inno, e lamentando che tuttora i sardi non le avessero eretto un monumento». La sezione corposa delle Fonti documentarie , tratte in massima parte dal glorioso Archivio Storico Comunale, include una ricca serie di atti pubblici che spaziano dalla già citata delibera del consiglio comunale del 14 giugno 1858, sino alla Petizione dei cittadini oristanesi del 1873 e la Relazione Gon tta del 4 aprile 1882, e altre interes- santi testimonianze. Una ricchissima Bibliografia , di notevole impegno, e comunque integrabile in alcune parti, suggella un lavoro solido e ben concertato. Alcune parti, perfettibili, non tolgono nulla al valore dell’opera. La seconda metà dell’Ottocento fu davvero un periodo di autentico culto della Giudi- cessa. Poesie sarde e italiane di valore assai eterogeno, opere teatrali e diversi melo- drammi, tra cui brillò quello di Carlotta Ferrari, Eleonora d’Arboréa (1871), «dramma lirico», che si incastona in un vasto mosaico di contributi storici, pseudo storici, let- terari, e musicali, che pubblicherò prossimamente in una raccolta interdisciplinare di fonti sulla Juighissa , dal Medioevo ai giorni nostri. Su tutto gravava l’inquinamento operato nel panorama storiografico dalla clamorosa irruzione dei Falsi d’Arborea .
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