Le torri, le porte e le mura medievali della città di Oristano
15 In questo processo di riorganizzazione territoriale viene coinvolta anche la Sardegna in un periodo compreso tra l’XI e il XIII secolo [ Fig.04 ], ma con le oppor- tune differenze di numeri e di estensione scaturite, sia dai confini marittimi che li- mitano il volume dei contatti esterni, sia dalle peculiarità politico-sociali dell’isola che plasmano la sua originalità. 5 Per comprendere tale processo è neces- sario ricordare che nel corso dell’VIII e del IX secolo in seguito all’abbandono della Sardegna da parte dell’impero bizantino, le antiche città costiere di fondazione puni- co-romana sono divenute le capitali di quattro regni autoctoni e autonomi chia- mati Giudicati. Ma nonostante questo unico e singolare aspetto normativo, esse subiscono un progressivo spopolamento sino al definitivo abbandono a causa delle continue incursioni islamiche provenienti dalle coste nordafricane. Ogni anno dall’i- nizio della primavera sino al termine dell’e- state, ovvero nel periodo durante il quale è possibile la navigazione in sicurezza del Mar Mediterraneo, la minaccia di invasio- ne e riduzione in schiavitù grava pesante- mente sulle popolazioni dei litorali sardi. 6 Tale sorte viene riservata alle città di Carales, Olbia-Civita, Tharros e Turris Libisonis, sino a quando i sovrani giudicali decidono di spostare gli apparati ammini- strativi e gli abitanti verso zone più sicure dell’interno, fondando nuove centri quali Santa Igia, Oristano e Ardara. I territori 5 Cfr. Serreli G., Alcuni casi di pianificazione dell’insediamento in epoca giudicale, in Sardegna eMediterraneo traMedio- evo ed Età Moderna , a cura di M.G. Meloni - O. Schena, Briganti, 2009, pp.345-361. 6 Per un approfondimento si rimanda a, «Contra Moros y Turcos» Politiche e sistemi di difesa degli Stati mediterranei della Corona di Spagna in Età Moderna , a cura di B. Anatra, M.G. Mele, G. Murgia, G. Serreli, Edizioni Istituto di Storia dell’Europa Mediterranea – CNR, Grafica del Parteolla, Dolianova 2008, Vol. I – II. dei quattro Giudicati di Arborea, Cagliari, Torres e Gallura si trovano vero- similmente in una condizione di semiab- bandono perché gli antichi insediamenti a latifondo di origine romano-bizantina sono venuti a cadere insieme ai funzionari che li amministravano, per generare una situazione di limitate zone agricole con singole case o piccoli insediamenti sparsi nella campagna. Vaste zone risultano de- serte o quasi, pertanto i Giudici si trova- no nella necessità di riorganizzare ammi- nistrativamente il loro regno o Logu . Lo strumento viene individuato nella Curadorias, ovvero ripartizioni territoria- li di medie dimensioni facenti capo a un Curadore o funzionario amministrativo che si occupa delle gestione complessiva del territorio di sua competenza. Ma oltre a questo aspetto, i sovrani sono pressati dalla prioritaria necessità di sviluppare ed ottimizzare le risorse econo- miche del regno, e non potendo attingere a risorse umane locali, si rivolgono inizial- mente agli ordini monastici presenti nella penisola italiana. Dalla seconda metà dell’XI secolo sempre più frequenti dona- zioni vengono elargite ai vari ordini bene- dettini, camaldolesi, cassinesi e vittorini in cambio della loro opera spirituale e lavora- tiva, in un’ottica di nuovo assetto degli in- sediamenti rurali altomedievali sardi che languiscono in uno stato di improduttiva trascuratezza. Un esempio specifico per il Giudicato d’Arborea si estrinseca nella do- CAPITOLO II IL PROCESSO DI URBANIZZAZIONE MEDIEVALE IN SARDEGNA
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