Le torri, le porte e le mura medievali della città di Oristano
13 abitanti aumenta ulteriormente e così pari- menti crescono i fabbisogni che scaturisco- no nell’individuazione di una zona destina- taamercatooaspecificiscambicommerciali. Talvolta le occasioni di incontro avvengono durante le feste religiose coincidenti con i tempi della lavorazione agricola o dell’alleva- mento del bestiame, in altre occasioni il mercato diventa così importante da rimane- re fruibile tutto l’anno. La relativa assenza di pericoli per la propria persona e per gli averi, unita alle possibilità di lavoro e alla disponi- bilità di beni e risorse, diventano le basi di un ulteriore sviluppo del centro abitato che attrae in questo modo altre parti della so- cietà civile. Un mercato stabile attira mer- canti e clienti, così come la fondazione di un convento accoglie viandanti e pellegrini, in un circuito virtuoso che contribuisce alla 4 Il presente lavoro di ricerca sulle origini, lo sviluppo e la decadenza del circuito murario e delle fortificazioni della città di Oristano, nasce con l’obiettivo di contribuire alla divulgazione di aspetti specifici, spesso poco conosciuti, che durante lo svolgersi di circa otto secoli hanno determinato l‘immagine esteriore e plasmato quello spirito urbano che ognuno di noi può osservare nella Oristano dei giorni nostri. Per questo motivo, colgo l’occasione per porgere i miei più vivi ringraziamenti agli Architetti Paolo Abis e Francesco Deriu, per il preziosissimo lavoro di elaborazione della cartografia storica esistente, che ha permesso una certosina ricostruzione del circuito murario e la successiva realizza- zione della mappa che si trova nella prima pagina di copertina. A questi voglio unire i miei più gentili ringraziamenti alla direttrice dell’Archivio Storico del Comune di Oristano, Antonella Casula, e alle archiviste paleografe, Rossella Tateo e Ilaria Urgu, senza il cui continuo supporto, cortese disponibilità e professionalità, non sarebbe stato possibile reperire i documenti che hanno consentito la realizzazione di tale opera. (n.d.a.) trasformazione di un piccolo borgo in un villaggio di medie dimensioni e di seguito in una vera e propria città. 4 Naturalmente è presente anche un lato negativo, i castelli possono subire gli attac- chi di eserciti invasori impegnati nell’oc- cupare un territorio e depredare le risorse di città e villaggi, così come un numero cospicuo di residenti può essere colpito da ondate stagionali di carestia o di malattie epidemiche che vanno a falcidiare impie- tosamente la popolazione. Ma tali aspetti erano considerati all’epoca come un male inevitabile e pertanto da sopportare con cristiana rassegnazione sino a quando non fosse passato, per ricostruire immediata- mente dopo quanto era andato perduto e riprendere così il normale andamento del- la vita quotidiana. Figura 3. Siena, Palazzo Comunale-Sala del Mappamondo, particolare dell’affresco « La presa del castello di Giuncarico »
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