in ecclesia Sancte Marie de Arestano
data del 1760 (fig. 3) . Venne realizzata a partire dal 1730 13 - momento in cui l’edificio chiesastico subì una massiccia demolizione delle vecchie strutture ad eccezione del transetto gotico 14 - e venne terminata entro il 1754, anno in cui il gremio richiede nuovamente il diritto dello jus sepeliendi . L’altare barocco è dotato di varie statue: nella nicchia centrale è presente la statua del titolare San Giuseppe falegname (fig. 4). Il santo, stante, con capelli tendenti al grigio che ricadono in un ciuffo al centro dell’ampia fronte, regge con la mano destra la verga fiorita di gigli e sul braccio sinistro sostiene il Bambino, che, accomodato su un panno bianco, protende la mano destra verso di lui ad accarezzarne il volto incorniciato da una barba riccioluta. Questa, come recita un’iscrizione presente alla base della statua, venne realizzata dallo scultore Lorenzo Cerasuolo nel 1760 15 . Di questo artista abbiamo pochissime notizie biografiche. Si sa che fu attivo nel regno di Napoli e specialmente in 119 13 Il promotore dell’iniziativa è l’arcivescovo mons. Antonio Nin: nel 1729 viene approvato il progetto di “riedificazione” del duomo redatto dal capomastro cagliaritano Salvatore Garrucciu che, su modello della cattedrale di Cagliari, prevedeva una pianta basilicale a tre navate. La morte del Garrucciu nel 1731 costringe i canonici a cercare una soluzione alternativa; viene allora chiamato il capomastro lombardo Giovanni Battista Arieti, noto per aver lavorato in importanti fabbriche di Alghero e Sassari, oltre che per aver collaborato col suocero Giuseppe Quallio nel santuario dei Martiri di Fonni. Egli propone un impianto a navata unica, che garantiva risultati maestosi, monumentali e di minore costo, perché riutilizzava le parti residue del transetto gotico; viene prescelto il suo progetto, caldeggiato dall’ingegnere piemontese Antonio Felice de Vincenti. Il risultato è un edificio a croce latina composto da un’ampia aula unica voltata a botte, su cui si affacciano tre cappelle per lato comunicanti tra loro; all’incrocio della navata coi bracci del transetto si eleva un alto tamburo ottagonale che sorregge un’ampia cupola; cfr . A. P ASOLINI , La Cattedrale di Oristano in età Moderna , in: Collana, Chiese e arte sacra, n° 6, La Cattedrale di Oristano, Cagliari, 2008. 14 La Cattedrale viene ricostruita e dotata di un’unica navata con sei cappelle laterali, tre per parte, intitolate a: l’Annunziata, San Michele Arcangelo, Sant’Archelao, San Filippo Neri, San Giuseppe e Nostra Signora di Monserrat (dal 1860 dedicata al Sacro Cuore di Gesù). 15 L’iscrizione recita: “ Laurentius Cerasuolo F.N. A.D. 1760 ”
Made with FlippingBook
RkJQdWJsaXNoZXIy MjA4MDQ=