Il Gremio dei Contadini di San Giovanni Battista di Oristano. La sua storia e le sue carte

Dalla obreria de la iglesia rural de San Juan Baptista al gremiodei contadini | 25 rosimilmente con il sistema del passaparola, che la chiesa disponeva di denaro da cedere a censo e a reinvestire la somma introitata 29 . Fino agli inizi del 1730 il consenso dell’autorità religiosa era indispensabile anche per procedere all’estinzione dei prestiti. La cancellazione poteva essere registrata solo quando il debitore aveva provveduto alla restituzione della somma concessagli e al pagamento di tutte le eventuali pensioni arretrate 30 . Nel periodo immediatamente successivo la documentazione d’archivio mette in luce un importante mutamento nella gestione delle rendite e dei beni della chiesa. Negli atti rogati dai notai a partire dal dicembre del 1731, infatti, non viene più ci- tato l’intervento dell’arcivescovo o del suo vicario generale 31 . Da questo momento tutte le decisioni vengono prese «en virtut de la resolusio de una junta y congre- gassio per lo infrascrit effecte obtinguda per los officials y prohomes de aquella, que concambia y que dicho dinero se incaje y se assegure a censo a favor de dicha iglesia y estipulen los autos necessarios y se encajen. De Castro vicario general». 29 Questo dato si riscontra frequentemente nella documentazione consultata; solo per citare qualche esempio, il contadino Juan Andres Cadau, avendo necessità di 3 lire, afferma che «ha tenido noticia que en la iglesia rural de Sant Juan Baptista hay dinero destinado para cargar a censo»; ugualmente Joseph Fais e Salvador Marongiu alias Seniguesu; Cosme Arca, di Donigala, inoltra richiesta per la somma di 27 lire, 1 soldo e 8 denari «sabiendo que en la arca de la iglesia de San Juan Bauptista extra muros está esta partida»; negli atti citati viene detto che la somma di cui la chiesa dispone è parte delle 36 lire versate dalla nobile Mariangela Deroma Atzori. 30 Il 29 gennaio 1730 Antonio Flory e Phelipe Tocu, obrers mayors, comunicando all’arcivescovo Antonio Nin che il fabbro Antiogo Marras, curatore testamentario del calzolaio Ignazio Mely, vuole estinguere un censo costituito dal Mely il 1 aprile 1716 per un valore di 21 lire e 7 soldi, dichiarano che «esta luhicion no se puede hazer sin permisso de Vostra Señoria illustrissima, por tanto suplica en dicho nombre se sirva decretar y a los obreros y oficiales de dicha iglesia mandar en que admitan dicha lluhission con sus aces- sorios cancelandose los autos». Il Nin risponde nel seguente modo: «Oristan, y henero 29 de 1730. Los obreros de dicha iglesia con assistencia del capellan y demas que deven concurrir admitan la luycion que se nos representa encaxandose en la arca de tres llaves la propriedad. Antonio arzobispo de Oristan». 31 Significativo al riguardo l’atto notarile rogato il 7 dicembre 1733, nel quale il richiamo alla decisione del vicario generale, inizialmente inserita nel rogito, è stata in un secondo tempo cancellata. Cfr. ASCA, Atti notarili sciolti di Oristano , notaio Giuseppe Antonio Meloni, vol. 438 (1732-1733), cc. 582v-591v: la frase espunta è la seguente: «fent empero les infrascrites coses ab thenor, auctoritat y decret del molt reverent Vicari General Arborense d’esta dita ciudad per les infrascrites coses obtingut de la datta en aquell als *** del present mes de xmbre del axibe corrent ayn que resta cusit en la prisia del notari infrascrit y es del tenor seguent: Inseratur». Probabilmente il notaio dopo aver redatto l’atto secondo il consueto formulario, lasciando in bianco la parte relativa alla data del decreto del vicario, accortosi dell’errore, ha cancellato la parte ritenuta superflua.

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