Il Gremio dei Contadini di San Giovanni Battista di Oristano. La sua storia e le sue carte
22 | Dalla obreria de la iglesia rural de San Juan Baptista al gremiodei contadinI corrispondenti alle attuali via Angioi e via San Saturnino, nella quale si tenevano le riunioni e dove, probabilmente, erano custodite sia la cassa a tre chiavi, nella quale venivano conservate le rendite della chiesa e i relativi documenti, sia gli oggetti de- stinati al culto 23 . Fino alla terza decade del secolo si nota che in tutti gli interventi nei quali si proce- deva alla vendita o acquisto di beni, o in generale alla movimentazione di denaro, la decisione non veniva presa dagli amministratori della chiesa, bensì dall’Arcivescovo arborense o dal suo vicario generale. La procedura, comune a tutti gli enti ecclesiastici, prevedeva che chi volesse pren- dere soldi a censo, acquistare o cedere un bene, doveva inoltrare una supplica all’au- torità ecclesiastica indicando i motivi per cui voleva cedere il bene, e nel caso della richiesta di un prestito, indicare i beni che avrebbe ipotecato a garanzia del regolare pagamento delle pensioni annuali. L’arcivescovo o il suo vicario generale, inoltrava- no quindi tale supplica al cappellano della chiesa chiedendogli di nominare cinque persone di fiducia, le quali, dopo aver prestato giuramento, dovevano certificare il valore dei beni indicati; quindi lo stesso cappellano notificava al suo superiore le dichiarazioni giurate. Esclusivamente sulla base di queste ultime l’Ordinario con- cedeva o negava il suo assenso alla richiesta, dando disposizioni affinché venisse accettato il bene e che venisse aperta la cassa a tre chiavi per prelevare o versare il denaro a seconda del caso. Così il 26 luglio del 1728 Sebastià Corona, un contadino dei borghi extra muros di Oristano, inoltrata una supplica al vicario generale di Arborea nella quale esponeva di avere avuto necessità di una somma di denaro, chiedeva di poter prendere a censo la somma di 6 scudi, corrispondenti a 15 lire, dalla chiesa di San Giovanni Battista; dichiarava che avrebbe ipotecato a garanzia del pagamento due appezzamenti di terra di sua proprietà siti in località Bau Fenary e Pardu Accas; e poiché «dicho dinero no se puede extraher sin lissencia de vuestra Paternidad muy reverenda», supplicava gli venisse concessa tale licenza 24 . Facendo seguito a tale richiesta, il vica- 23 I documenti parlano generalmente di “oratorio” oppure di “loqutori” per indicare un locale dove si te- nevano le riunioni, ma a volte viene utilizzato come sinonimo anche «casa de congregassio de dita capella hont per estes y semblants negossis se solen juntar y congregar». 24 Cfr. ASCA, Atti notarili sciolti di Oristano , notaio Giuseppe Antonio Meloni, vol. 436 (1728-1729), c. non numerata, cucita tra la c. 234v e la c. 235r. «Muy reverent señor Vicari General de Arborea y Sancta Justa.Sebestián Corona, massayo d’estos burgos dize a vuestra Paternidad que se le necessita por sus justos
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