Il Gremio dei Contadini di San Giovanni Battista di Oristano. La sua storia e le sue carte
20 | Dalla obreria de la iglesia rural de San Juan Baptista al gremiodei contadinI moltiplicarsi delle chiese locali, unitamente alla sempre maggiore carenza di perso- ne che potessero avere un diretto interesse ad impiegare la portio per il suo scopo originario, portò ad un profondo mutamento nell’amministrazione del patrimonio ecclesiastico, con la marginalizzazione dell’amministrazione centrale del vescovo e la creazione di un nuovo sistema fondato sulla indipendenza economica delle sin- gole chiese, la cui gestione gravava sull’investito del beneficium della chiesa stessa. La portio divenne così un onus fabricae (onere finanziario della fabbriceria). Se l’ onus fabricae ricadeva sul beneficiato, cioè se «le rendite erano assegnate indi- visibilmente alla sua remunerazione e alle finalità della manutenzione e ufficiatura della chiesa», si aveva l’istituto del beneficium indistinctum . Più spesso si vennero però a costituire due masse di beni autonome, una delle quali spettava al beneficia- to, l’altra - detta patrimonium fabricae - doveva essere usata per la conservazione della chiesa. Tale istituto venne chiamato beneficium distinctum . Questa parte di beni derivava in gran parte dalle offerte dei fedeli o di enti pubblici, e per questo motivo incorse da subito in una ingerenza dei laici, maggiore o minore a seconda dei luoghi, desiderosi di averne la gestione o per lo meno il controllo. Sorsero pertanto amministrazioni in cui era preponderante il diretto intervento del laicato nella gestione di tali beni seppur con l’intervento di un religioso; in caso poi dell’istituzione di una persona giuridica, essa aveva la soggettività del patrimonio, che veniva gestito da un consiglio di amministrazione. Le fabbricerie ad amministrazione laica vennero via via incoraggiate dai singoli Sta- ti e così si creò una legislazione statuale, sorta parallelamente a quella della Chiesa 18 . Quest’ultima dopo una iniziale avversione verso l’intervento laico, decise di disci- plinarlo nel Concilio di Trento 19 . 18 Si veda a riguardo il caso dell’Opera della Primaziale pisana, la cui amministrazione venne gestita dai laici già a partire dal XII secolo. Cfr. P. Pecchiai, L’Opera della Primaziale Pisana. Notizie storiche e documenti, elenco degli operai, regesto dei diplomi a tutto il dodicesimo secolo , Pisa 1906; M. Ronzani, Dall’ edificatio ecclesiae all’“opera di S. Maria”: nascita e primi sviluppi di un’istituzione nella Pisa dei secoli XI e XII , in Opera. Carattere e ruolo delle fabbriche cittadine, cit.; F. Artizzu, L’Opera di Santa Maria di Pisa e la Sardegna , Padova 1974; B. Fadda, Le pergamene relative alla Sardegna nel Diplomatico della Primaziale dell’Archivio di Stato di Pisa , in «Archivio Storico Sardo», XLI (2001), pp. 7-354. 19 In Sacri Concilii Tridentini , Sessio XXII, De Reformatione can. 9, in Conciliorum Oecumenicorum De- creta , curantibus J. Alberigo, P. P. Joannou, C. Leonardi, P. Prodi, consultante H. Jedin, Basileae-Barcino- nae-Friburgi-Romae-Vindobonae, 1962, p. 716, con cui si ordinava agli amminstratori delle fabbricerie, ecclesiastici o secolari, di rendere conto ogni anno della loro amministrazione al presule Ordinario. Qual-
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