Il Gremio dei Contadini di San Giovanni Battista di Oristano

presentato a Ferrara nel 1561, dimostrò come la cessazio- ne della dimensione conlittuale che aveva caratterizzato gli scontri armati per tutto il Cinquecento, poteva dare vita ad una nuova ed interessante forma di spettacolo, non più “combat- tuto”, ma “rappresentato”, diventando parte integrante della inzione teatrale, spesso ispirata a un particolare soggetto al- legorico o mitologico privo di scontri violenti veri ma solo si- mulati. Ancora una volta la fastosità, l’ingegno delle macchine di scena, i sontuosi costumi, le squadriglie di cavalli inemente bardati e i temi rappresentati, celebravano, in queste feste ca- valleresche barocche, le famiglie nobili e principesche. I temi rappresentati e gli oggetti scelti per celebrare gli illustri espo- nenti di queste famiglie, erano tratti da episodi o vicende le- gate ai personaggi dell’epica o agli eroi della mitologia antica. Marte, Venere, Ercole erano spesso rappresentati in queste feste unitamente alle personiicazioni dei pianeti, né manca- vano allestimenti di imponenti carri allegorici e vere e proprie mascherate. Dal tema scelto per lo spettacolo equestre ne scaturivano, allestimenti delle scene, coreograie, ruolo e co- stumi dei personaggi e la preparazione di carri allegorici utiliz- zati per introdurre in scena protagonisti e comparse. Gli attori, nei loro interventi, avevano il ruolo di presentare l’argomento e il tema del torneo, cantando delle composizioni in versi ap- positamente create. Musiche, canti, componimenti poetici e scenograie determinarono il nuovo modo di fare spettacolo, partendo da elementi cavallereschi come le giostre e i tornei, ormai del tutto privati delle valenze agonistiche e militari, per dar vita ad una nuova e variegata festa tipica dell’età baroc- ca, diffusasi ben presto in tutte le corti europee. Dalla ricca messe di notizie, di resoconti e di cronache, sicuramente, tra tutte le corti europee, nella città di Firenze si registra il numero più elevato di tali spettacoli equestri. Contemporaneamente, giostre e tornei, realizzati nelle piazze delle comunità e delle città dell’Italia e dell’Europa del Cinquecento e del Seicento, continuarono ad essere organizzate, nelle formule “cortesi”, ovvero con armi spuntate e volte solo ad evidenziare le abilità dei singoli cavalieri, prevalentemente in occasione della cele- brazione delle feste dei santi patroni. Proprio in occasione di tali festeggiamenti religiosi, le corse al galoppo come i palii, le giostre all’anello e le quintane, continuarono a perpetuarsi per alcuni secoli. Presso numerose città, per diversi motivi, nel corso del tempo, si interruppe tale tradizione, per poi essere ripresa in età contemporanea, segnando nuovamente le ce- lebrazioni del santo patrono o corse in concomitanza del car- nevale. Tra le più celebri possiamo annoverare la corsa della Quintana di Ascoli Piceno. La corsa, che si svolge la prima 51

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