Il Gremio dei Contadini di San Giovanni Battista di Oristano

talvolta popolani. Tali giostre, corse con aste, bastoni e armi di vario genere, vedevano i partecipanti, a piedi, con asini e con cavalli, scagliarsi contro secchi, pentole e recipienti di varia forma e materiale, che, sospesi a una certa altezza dal terreno, riversavano acqua o altri liquidi di cui erano pieni, su coloro che riuscivano a romperli. Anche in Sardegna tali corse, unitamente ai palii, le corse pia- ne al galoppo, sono documentate, in particolare nel XVIII e XIX secolo, con edizioni giunte sino ai nostri giorni. Presso alcune città, e in numerose comunità dell’interno dell’isola, le feste e le celebrazioni dei santi patroni sono segnate dalle corse dei cavalli. Sono inoltre numerose, oltre alla Sartiglia di Oristano, le corse equestri che si svolgono in occasione del carnevale o della domenica successiva, detta della pentolaccia, termine che rimanda all’uso di una pentola di terra cotta o terra cruda, spesso piena di cenere, utilizzata come bersaglio dai cavalieri armati di bastone. In Sardegna, così come nel resto d’Italia e d’Europa, è do- cumentata, come dimostrano testimonianze ottocentesche, l’usanza di giostrare contro gli animali. Galline, gatti e oche erano i bersagli di queste corse popolane, che si protraeva- no ino all’uccisione dell’animale, animali che, come avviene ancora oggi presso alcune manifestazioni che si svolgono in alcune comunità sarde, sono sostituiti da fantocci di pezza. Così come per le giostre, anche per quel che riguarda i tor- nei, gli incontri nel corso dei secoli, videro la partecipazio- ne di esponenti di classi sociali non nobiliari come popolani, studenti, borghesi e soldati, impegnati nelle esibizioni di inti combattimenti e battaglie simulate, con coreograie che pre- vedevano l’assedio e la conquista di una città, o l’assalto e il saccheggio di castelli che venivano appositamente realizzati in una elegante e sontuosa scenograia. Giostre e tornei, nel passaggio dall’età medievale a quel- la moderna, perdendo pertanto progressivamente i caratteri violenti, assumevano quindi la forma di intrattenimento e di spettacolo e le stesse “giostre all’incontro” assumevano sem- pre di più forme di divertimento per un pubblico convocato in occasioni speciali. Fu così che si persero inesorabilmente i caratteri militari ed agonistici di tali eventi sia per l’evoluzio- ne delle strategie militari, con l’ammodernamento delle armi, sia per il rinnovato contesto sociale di riferimento. Infatti, la cavalleria feudale medievale aveva lasciato il ruolo egemone nella società in favore dei nuovi ceti borghesi e artigiani, riuniti nelle corporazioni e nelle arti che nell’Italia dei Comuni e delle Signorie ricopriranno ruoli di primo piano in ambito politico economico e sociale. 46

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