Aristana - Culture e architetture del Mediterraneo

62 STEFANIA ATZORI Ricorre nel 2022 il bicentenario della costruzione della Strada Reale progettata e realizzata dall’ingegner Antonio Carbonazzi tra il 1822 e il 1829, parallelamente ad un rinnovato interesse per l’archeologia e la storia della Sardegna. Lo stesso progettista si ispirò dichiaratamente ai percorsi di epoca romana che mostrarono continuità d’uso proprio durante le operazioni stradali, avvalendosi anche delle ricerche archeologiche e geografiche del conterraneo Alberto Lamarmora. Nello stesso periodo Theodor Momsen, Ettore Pais 1 e altri studiosi ricostruirono, basandosi sullo studio epigrafico dei miliari, la mobilità antica e giunsero ad evidenziare molto precocemente alcuni dei problemi posti da un iter in particolare: la cosiddetta via centrale sarda da Tibula a Carales che in alcuni punti venne ricalcata dalla Strada Reale. In Sardegna lo studio della viabilità romana ha visto dunque una lunghissima stagione, che dura ancora oggi, cui si accompagnano approcci alla ricerca maggiormente integrati di analisi del contesto e di strategie e strumenti adottati di conseguenza. Oggi lo studio dei miliari si affianca alle tecniche dell’archeologia globale e di ricognizione intensiva ed estensiva affiancata all’aereofotogrammetria. Il confronto dei catasti e delle differenti levate cartografiche è facilitato dall’utilizzo di sistemi informativi geografici che integrano database e permettono confronti diacronici. Già Tiziano Mannoni alla fine degli anni ’90 del secolo scorso, in seguito Aurora Cagnana più di recente, hanno codificato la disciplina che studia nel dettaglio la mobilità e ne hanno dettagliato una metodologia appropriata 2 [ Fig.1 ]: ciò è originato dal contesto complesso che una rete viaria racchiude, sia a livello di indagini cronologico stratigrafiche, che da un punto di vista storico ed economico, così come ben intuito da Renè Rebuffat 3 . Tiziano Mannoni definisce strada «Un percorso reso durevole e omogeneo da una pavimentazione stratificata 4 » ma vedremo che è necessario in questa sede fare appello anche al concetto di “direttrice” che invece implica di fatto uno spostamento all’interno di uno spazio predisposto, nel quale è possibile muoversi a piedi o utilizzando altri mezzi di trasporto. I processi di formazione di un percorso tengono conto di specifiche condizioni fisiche e naturali (condizioni geomorfologiche del terreno, il clima, le pendenze, l’accessibilità ai luoghi d’interesse, etc..) e di particolari scelte culturali, economiche e politiche, dipendenti unicamente dai comportamenti dell’uomo, che modificandosi entrambe nel tempo, possono a loro volta modificare il percorso stesso. La ‘direttrice’ invece, come suggerisce l’etimo, è una direzione individuata all’interno di un corridoio naturale che percorre una porzione di territorio. Il concetto di territorio relazionale ha una grande importanza nello studio della viabilità. dato che racchiude in sé tutti gli aspetti rappresentati dai fenomeni di percorrenza. 1 Theodor M ommsen , Ettore P ais , Due nuove colonne milliarie della Sardegna , «Bullettino Archeologico Sardo», 1884, pp. 19-27.e Piero M eloni , I miliari sardi e le strade romane in Sardegna , in Epigraphica, 15, 1953, pp. 21- 50. , A ttilio M astino e A ntonio I bba , Integrazione e resistenza nella provincia Sardinia: Forum Traiani e il territorio circostante in ID., Scholia epigraphica. Saggi di storia, epigrafia e archeologia romana, Ortacesus 2006, pp. 11-3.) 2 Archeologia delle strade e dall’archeologia della mobilità. La prima ricorre molto spesso nei contributi di Tiziano M annoni sulla viabilità antica in Liguria e in un lavoro di sintesi di J. A. Q. C astillo sulle campagne di indagine condotte nel sito dell’ospitale di Tea. 3 R enè R ebuffat , Un document sur l’économie sarde , in «Africa Romana», VIII, Cagliari 14 - 16 dicembre 1990 (a cura di A. Mastino), II, Sassari, 1991, pp.719-734. 4 T iziano M annoni (a cura di), Strade di Liguria. Un patrimonio storico da scoprire , De Ferrari Editore – Fondazione CARIGE, Genova, 2007, p. 7

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