Aristana - Culture e architetture del Mediterraneo
29 Entro sei mesi dalla pubblicazione del Pregone chiunque avesse avuto un carro avrebbe dovuto modificare i chiodi delle ruote rendendoli a testa piatta, rotonda o quadrata; se si fossero violate queste norme si sarebbe andati incontro a sanzione di 4 scudi da pagarsi all’Azienda Strade e Ponti. In merito al problema dei carri e delle loro ruote inadatte a garantire una buona durata alle nuove strade, sappiamo che già in precedenza il Viceré conte Tana - con dispaccio dell’8 giugno 1761 19 - aveva fatto notare che qualora si fos- sero iniziati i lavori di costruzione delle strade, il problema delle ruote chiodate dei carri sarebbe divenuto di fondamentale importanza da risolvere. Per questo motivo il Viceré Tana ritenne indispensabile e non più rimandabile introdurre gradualmente le ruote a raggi intervenendo direttamente sui “ maestri di carri ”. A tutte le nuove ordinazioni si sarebbero dovute apportare le nuove modifiche e, nel caso fossero servite delle riparazioni, i maestri avrebbero dovuto rettificare i carri già in uso. In propo- sito, il 18 settembre 1761, il Viceré scrisse: «mi riserbo far chiamare a me i Maggiorali del Gremio de Maestri de Carri affine di portarseli per qualche tempo ad essa pratica ne lavori nuovi». 20 Quasi a conclusione del suo mandato, il Viceré Solaro di Moretta spedì al Sovrano un sunto dei lavori eseguiti 21 : la sistemazione degli argini del fiume Tirso erano quasi con- clusi e in tutta l’Isola erano stati costruiti diversi ponti che assicuravano le comunicazioni tra un capo e l’altro. Il tracciamento della Strada Reale da Cagliari a Sassari, ad opera del Direttore Moya, era ormai concluso e la Giunta Generale aveva predisposto l’esecuzione di alcuni lavori nella parte orientale dell’Isola, prediligendo la costruzione e riparazione dei ponti più importanti che avrebbero permesso le comunicazioni tra l’interno e la capitale. Gli ultimi atti del viceré Solaro di Moretta raccontano di problemi legati alla fiducia data al Direttore Moya. Viste le continue lamentele avanzate dagli impresari che lavoravano nell’Isola, da Torino arrivò una comunicazione con un Parere del Supremo Consiglio in cui si consigliavano il licenziamento del Direttore Moya e del suo vice. L’incarico sarebbe passato al Capitano Ingegnere Quaglia che già si occupava di periziare i lavori in caso di dispute tra le imprese e l’Azienda. Tra i motivi della richiesta di licenziamento del Moya c’era il tentativo di risparmiare sugli stipendi dei dipendenti. 22 Il Direttore, infatti, nel 1787 percepiva 500 scudi di stipendio annuo più altre agevolazioni. 23 Se gli fosse subentrato l’Architetto Mercandino che aveva meno competenze, si sarebbe avuto un risparmio per la Cassa dell’Azienda e lui, col suo carattere docile, avrebbe creato meno problemi con gli impresari. 24 Il Sovrano ordinò, in caso di licenziamento, di corrispondergli un pagamento proporzionato al suo merito e al suo servizio. Quantificare l’importo, però, creava problemi: il dispaccio del 15 agosto 1788 informò il Sovrano che la Giunta non trovava un accordo sulla somma da corrispondergli perché, per la maggior parte dei suoi membri, vista la sua incapacità nel seguire e proget- tare i lavori, ormai palese anche agli occhi dei sudditi, il Moya non avrebbe dovuto ricevere un indennizzo elevato. Senza un accordo, si richiese al Sovrano di suggerire una soluzione. 25 A questo punto, Torino preferì non esprimersi in attesa di consultare il diretto interessato. 19 ASCa, Regia Segreteria di Stato , s. I, vol. 289. 20 Ibidem. 21 ASCa, Regia Segreteria di Stato , s. I, vol. 305, dispaccio del 27 aprile 1787. 22 ASCa, Regia Segreteria di Stato , s. I, vol. 58. 23 ASCa, Regia Segreteria di Stato , s. II, vol. 1383, Relazione..., cit. 24 ASCa, Regia Segreteria di Stato , s. I, vol. 306, dispaccio del 14 marzo 1788. 25 ASCa, Regia Segreteria di Stato , s. I, vol. 307, dispaccio del 15 agosto 1788. IL SETTECENTO SABAUDO IN SARDEGNA: AGLI ALBORI DELLA STRADA REALE
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