Aristana - Culture e architetture del Mediterraneo
28 ANTONELLA ARDU Ora, secondo questa, la necessità di vie di comunicazione nell’interno dell’Isola era più che necessaria e fece presente che tutto il Regno era «purtroppo testimonio oculare delle prodigiose somme che si convertono in queste operazioni, di cui si comprende general- mente la poca o nessuna utilità». Per evitare i ricorsi della popolazione la Giunta chiedeva che il piano venisse modificato quanto prima. 13 Il Sovrano, fermo sulle sue posizioni, ordinò di procedere con il tracciamento della strada di Levante in modo tale che le popolazioni di queste zone cominciassero a vedere gli ef- fetti del loro contributo. 14 Circa un anno dopo, in un dispaccio del 31 dicembre 1788, si comunicava che i lavori di tracciamento erano stati temporaneamente interrotti a causa del tempo non favorevole. Fino a quel momento si era provveduto a segnalare i luoghi dove far passare la strada, ov- vero per i villaggi del Sarrabus, dell’Ogliastra e della zona di Siniscola e Posada. Il Supre- mo Consiglio, però, non riteneva conveniente seguire questo piano che, oltre ad avere un percorso più lungo e tortuoso, attraversava zone dove permaneva il rischio di contrarre malattie. Si ricordava, infatti, che nel progetto del 1783 la strada per unire Cagliari con la parte settentrionale dell’isola doveva essere più breve e diritta possibile. Questa doveva seguire l’itinerario della posta stabilito nel 1777, ovvero partendo da Cagliari giungere a Mandas attraverso Sestu, Ussana, Selegas e Gesico. Da Mandas proseguire per Laconi, Belvì e Fonni, passando per Tonara. Da Fonni a Nuoro e da qui a Buddusò, Monti, Alà dei Sardi, Tempio e Olbia. Con questo tracciato si sarebbero evitate le zone malariche, portan- do un guadagno notevole sia per il commercio interno che per la posta. 15 Per i lavori di tracciamento venne incaricato il Direttore Moya che nella sua relazione cu- stodita nell’Archivio di Stato di Torino col titolo “ Memoria del Sr. Direttore generale Moya con cui fa presenti le difficoltà che s’incontrarono per stabilire la direzione della strada ne’ luoghi dal prefatto Supremo Consiglio indicati” riferisce sul progetto di far passare la strada di Levante anche per San Pantaleo, Sant’Andrea Frius e Nurri, visto che in questo tratto mancavano completamente le vie di comunicazione. Per il Sovrano era una soluzione fattibile, l’im- portante era non perdere di vista le tappe fondamentali: Cagliari e Tonara per poi prose- guire a nord. 16 Ora che, nonostante le note difficoltà, i lavori procedevano, per salvaguardare le sedi stradali già concluse, il Viceré pubblicò un Pregone con cui si ordinò «la riforma de’ cerchi, e chiodi ferro a punta di diamante delle ruote de’ carri per la conservazione delle pubbliche strade». 17 Il modello di carro adoperato in Sardegna, infatti, con le sue ruote piene e dentate, arre- cava ingenti danni alle vie di comunicazione. Il cavaliere Solaro di Moretta, però, riteneva impossibile ordinare di punto in bianco l’introduzione di una nuova foggia di carro con le ruote a raggi e sostenne che buoni risultati si sarebbero comunque ottenuti anche dalla proibizione dell’utilizzo di chiodi a punta di diamante e cerchi in ferro attorno alle ruote. 18 Così, si vietò a «tutti mastri ferrai di formar de’ chiodi a punta di diamante per ferrar le ruote de’ carri» e «ai bottegai di vendere […] i siffatti chiodi». 13 ASCa, Regia Segreteria di Stato , serie I, vol. 306, dispaccio del 14 marzo 1788. 14 ASCa, Regia Segreteria di Stato , serie I, vol. 58, dispaccio del 23 aprile 1788. 15 ASCa, Regia Segreteria di Stato , serie I, vol. 58, dispaccio del 31 dicembre 1788. 16 ASCa, Regia Segreteria di Stato , serie I, vol. 59. 17 ASCa, Atti Governativi ed Amministrativi , vol. 7, fascicolo 458. 18 ASCa, Regia Segreteria di Stato , s. I, vol. 305, dispaccio del 8 dicembre 1786.
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