Aristana - Culture e architetture del Mediterraneo
24 ANTONELLA ARDU passando per le falde delle montagne, avrebbe consentito un maggiore risparmio sulla co- struzione dei ponti. Non risultò trascurabile anche lamaggiore facilità di trasporto dei gene- ri alimentari di cui il Campidano abbondava. I lavori nell’intendimento dei tecnici avrebbero anche migliorato la salubrità dell’aria, permettendo lo sfogo alle acque paludose. 4 Fino a questo momento, come sopra anticipato, il tracciato della Strada di Ponente rical- cava l’antico itinerario romano. Vittorio Amedeo III già nel 1778 si era espresso in modo esaltante circa questa antica strada che, a suo parere, si sarebbe potuta riutilizzare, con le giuste riparazioni, risparmiando del tempo prezioso sull’esecuzione del tracciato che da Cagliari conduceva a Sassari. Il viceré conte Lascaris cercò di smorzare questi toni entu- siastici, spiegando che, per far rinascere l’antica strada romana, si dovevano disegnare le porzioni da rifarsi, fissare i luoghi dove far sorgere i nuovi ponti per poi proseguire con la misurazione e la costruzione. Il tutto avrebbe richiesto comunque molto tempo e soprat- tutto molto denaro, così come dimostrato precedentemente dal Conte di Robilant, capo dell’ufficio dei Regi Ingegneri Topografi. Questi, infatti, aveva depositato un piano sulle strade prendendo spunto e facendo riferimento all’antico tracciato romano. 5 Tuttavia, fino alla proposta di modifica del tracciato introdotta dal Moya, si era investi- to molto sul rifacimento del ponte di Fordongianus, considerato un nodo centrale della viabilità romana e di conseguenza anche di quella che iniziò a delinearsi nel ‘700. Dimo- strazione ne fu un dispaccio del 14 agosto 1778 nel quale il viceré Conte Lascaris inserì tra i lavori urgenti la riparazione dell’antico ponte romano, abbattuto in epoca passata dai Marchesi di Oristano. Il suo restauro, secondo il Viceré, avrebbe permesso comunque un tragitto più breve da Cagliari a Sassari e garantito le comunicazioni tra un capo e l’altro anche quando, nella stagione invernale, il ponte di Oristano si fosse reso impraticabile per le frequenti esondazioni del fiume Tirso. Per di più i lavori di riparazione sarebbero stati agevolati dall’esistenza sul posto di tutti i pilastri, di un intero arco e dalla presenza di pie- tre già squadrate, probabilmente dello stesso ponte. 6 Per questo il sovrano chiese anche negli anni successivi, nonostante le difficoltà e la sospensione di tutti i lavori a causa delle trattative di pace coi barbareschi, 7 informazioni sull’avanzamento degli studi e dei calcoli per la sua ristrutturazione. Di diverso avviso però fu il Direttore Moya che, come abbiamo visto, propose di non utiliz- zare il Ponte di Fordongianus per il tracciato della strada di Ponente. È in questo contesto che meglio si comprende la riluttanza di Vittorio Amedeo III alla modifica del Direttore ma, lette le motivazioni, diede infine il suo parere favorevole. La relazione con cui il Moya motivò le ragioni del tracciato che aveva scelto di seguire, venne spedita a Torino nel 1786, almeno sei mesi dopo che fu richiesta. Spostandosi a Sassari, infatti, il Direttore si ammalò. Nonostante ciò, continuò a dirigere i lavori di ripara- zione e di costruzione dei ponti della zona, assicurando così le comunicazioni in quell’area. 4 ASCa, Regia Segreteria di Stato , s. II, vol. 1383, Relazione di Ponti e strade fatta a S. A. R. l’augusto Viceré il 4 dicembre 1801 . 5 ASCa, Regia Segreteria di Stato , serie I, vol. 211, dispaccio del 30 dicembre 1778. 6 ASCa, Regia Segreteria di Stato , serie I, vol. 300, dispaccio del 14 agosto 1778. 7 ASCa, Regia Segreteria di Stato , serie I, vol. 49, dispaccio del 5 maggio 1779.
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