Aristana - Culture e architetture del Mediterraneo
22 ANTONELLA ARDU Pensare allo sviluppo viario in Sardegna ci riporta ai grandi lavori che coinvolsero l’Isola nella realizzazione della “Grande Strada Reale” – l’attuale Strada Statale 131 Carlo Felice – ai primi dell’800. Come vedremo però, l’esecuzione di un’opera tanto imponente affon- da le sue radici nel secolo precedente. I primi documenti di nostro interesse risalgono alla metà degli anni ’50 del Settecento. I primi trent’anni di regno sabaudo, iniziati nel 1720, si caratterizzarono, infatti, per un immobilismo condizionato dal giuramento che Vittorio Amedeo II fece al momento del trasferimento a casa Savoia dell’Isola: mantenere tutti gli antichi privilegi e adottare una linea di governo morbida, per gradi, senza scossoni o forzature, per non irritare quei sardi che ancora rimpiangevano gli anni del dominio spagnolo. Per questo motivo, per circa vent’anni l’attenzione dei governanti si concentrò sulla for- mulazione di proposte, suggerimenti e possibili soluzioni per reperire fondi e manodopera necessari a dotare l’Isola di una rete viaria con il minimo sforzo e la minima spesa. Soltanto l’istituzione di una contribuzione generale del Regno diede al Sovrano Vittorio Amedeo III l’opportunità per approvare 1 il regolamento economico della nuova “Azienda delle Strade e Ponti” pubblicato con il Pregone del 22 settembre 1783 2 dal Viceré Val- perga di Masino. Tra le diverse indicazioni si trovavano specificate le persone esenti dal contributo, la composizione della Giunta che avrebbe disposto dei fondi del donativo e le indicazioni relative alle infrastrutture da realizzare. Al capitolo XV del documento si legge: «Si formeranno nel Regno due strade principali e primarie da settentrione a mezzogiorno, una delle quali tenderà dalla città di Cagliari a quella di Sassari, che verrà denominata strada di Ponente, e l’altra da essa città di Cagliari alle parti settentrionali del regno verso levante, che si denominerà strada di Levante». In un successivo documento del 7 gennaio 1784 del Cavaliere Don Angelo Maria Solaro di Moretta, successore del viceré Valperga di Masino, apprendiamo che il Sovrano nominò alla carica di Direttore e Ispettore Generale dell’Azienda Strade e Ponti il Regio Archi- tetto Viana e come suo vice l’Architetto Mercandino. Il loro incarico fu di cominciare al più presto la definizione e il calcolo di una parte del tracciato della strada che da Cagliari conduceva a Sassari. Il Viana, ammalatosi dopo poco tempo, chiese d’essere esonerato dal servizio e richiama- to in Terra Ferma e fu così sostituito dall’architetto Gerolamo Moya. 3 Durante l’anno che seguì l’attenzione dei governanti fu occupata dalla presa di servizo del nuovo direttore e dalla determinazione degli stipendi da assegnare alle diverse cariche all’interno dell’Azienda. Soltanto da una comunicazione del 30 marzo 1785 apprendiamo che nella Strada Reale di Ponente il Direttore Moya aveva già praticato la misurazione e il tracciamento del tratto che da Cagliari giungeva fino ad Uras per poi proseguire fino alla zona di Oristano. Qui, però, si trovò ad affrontare un problema: le esondazioni del fiume Tirso che, oltre al recare danni ai seminati, tagliavano le comunicazioni tra un capo e l’al- tro. Di conseguenza, prima di procedere al tracciamento della Strada Reale, occorreva necessariamente sollevare gli argini. Il Direttore Moya, inoltre, apportò una modifica sostanziale proprio al tracciato della stra- da di Ponente: non sarebbe passata più - come l’antico tracciato romano che collegava i due capi dell’Isola - per il ponte di Fordongianus, ritenuto fino a quel momento fonda- mentale, ma solo per quello di Oristano. Moya motivò la sua scelta con la considerazione che la costruzione del nuovo tracciato fosse più agevole attraverso l’ampia pianura del Campidano. Il proseguimento della rotta per Sassari risultava così più facile in quanto, 1 Archivio di Stato di Cagliari (da ora ASCa), Regie Provvisioni (vol. 12, Carta Reale del 2 settembre 1783). 2 Ibidem. 3 ASCa, Regia Segreteria di Stato , s. I, vol. 54.
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