Aristana - Culture e architetture del Mediterraneo
15 ARISTANA di due importanti progettisti della squadra di Carbonazzi, Giuseppe Cominotti ed Enrico Marchesi. Impegnati nel progetto della strada essi propongono e ottengono gli incarichi per nuove importanti opere nelle città, come il nuovo teatro di Cagliari, il nuovo carcere di Nuoro o il piano regolatore e di espansione di Sassari. Nell’esame delle figure importanti che alla Sardegna dedicano parte della loro vita professionale e seguono Carbonazzi nei lunghi anni dedicati all’esecuzione della Strada Reale, Claudio Nonne dedicata il suo articolo a Francesco Maréchal e rivela molti aspetti del clima culturale e sociale che circonda negli anni Venti dell’Ottocento la folta squadra di tecnici uniti nell’avventura come una grande famiglia. La morte che coglie nel 1827 il ventinovenne Maréchal viene ricordata in letteratura e ancor più per via del recente e in qualche modo enigmatico ritrovamento della metà della sua epigrafe funeraria in una piazza del centro di Cagliari. L’analisi dei versi superstiti, le circostanze del lutto e della sua sepoltura, così come la figura del tecnico vengono ricostruite con attenzione e ci riportano ai tempi del grande cantiere. Il riscontro delle qualità esecutive e programmatiche in atto nella Sardegna di quei secoli si evince dalla relazione di Chiara Devoti, dedicata alle progettazioni che dal Settecento confluiscono verso l’era napoleonica e poi verso la Restaurazione, con determinanti risvolti nella crescita culturale degli Stati Sardi di Terraferma. Anche qui cartografia e grandi opere procedono all’unisono nel supportare strade alpine, valichi e opere d’arte stradale di notevole impegno, finalizzate alla revisione della viabilità, in particolare verso gli stati vicini, con fini commerciali e militari. Pensando al tempo attuale e alle ricadute dei grandi rinnovamenti dell’antico tracciato ottocentesco, con continuità sempre ricercati nel tempo, Gianfranco Fancello analizza gli aspetti progettuali ma anche le relazioni tra la grande arteria e il territorio sardo, da sempre condizionato e orientato da una struttura viaria così polarizzante. La linea stradale, che unisce porti, aeroporti, poli metropolitani e subregioni, ancora non sviluppa i potenziali di orientamento verso – ad esempio – il grande patrimonio culturale dell’isola, solo occasionalmente ricordato ai tanti viaggiatori, molti dei quali “vedono” la Sardegna prevalentemente tramite la Strada Statale 131. Le grandi trasformazioni, e in particolare l’avvento della modernità viabilistica e infrastrutturale che investe la “Carlo Felice” dal 1928 in poi grazie alla gestione dell’ANAS (già Azienda Autonoma Statale della Strada), vengono richiamate nel saggio di Francesco Ruocco. Dalle prime superfici in macadam , ottocentesca tecnica di stesura di strati pressati di inerti, alle sperimentazioni dei bitumi e degli asfalti, fino alla “depolverizzazione” completata nel 1950, tante fasi di ammodernamento conducono la Strada Reale del 1822 verso più moderni tracciati. Essi sono per concezione territoriale analoghi ma vengono nei decenni ricalibrati con riferimento alle moderne normative e al ruolo determinante che l’arteria ricopre nel garantire la comunicazione tra le regioni dell’isola. Finita nel 1981 l’era dei cantonieri la strada viene inserita in moderni comparti di gestione, presidio e manutenzione che corrispondono alla complessità delle sue funzioni, in effetti sempre più evolute e che prefigurano notevoli progressi futuri. La chiusura del numero è affidata alla breve nota di Stefano Ferrando, fotografo di architetture, le cui immagini corredano il volume e si radunano in una carrellata conclusiva. La sua sensibilità artistica, unita all’attenzione che ha saputo dedicare verso le novità culturali qui proposte, contribuisce in modo determinante alla veste della rivista “Aristana” che per scelta editoriale dedica alle immagini la massima attenzione.
Made with FlippingBook
RkJQdWJsaXNoZXIy MjA4MDQ=