Aristana - Culture e architetture del Mediterraneo
127 L’INGEGNERE SAVOIARDO FRANCESCO MARÉCHAL E LA COSTRUZIONE DELLA STRADA REALE laria e persero la vita sull’isola. Uno di questi fu il tenente Francesco Maréchal 4 , nato a Chambery e scomparso nel 1827, all’età di 29 anni. Il Carbonazzi 5 ricordò l’evento luttuoso che colpì la sua squadra, la quale si fece carico di realizzare la tomba del giovane e la relativa epigrafe funeraria nella «Chiesa parrocchiale» di Sardara: «Sulla morte di Maréchal. L’infelice Maréchal contrasse l’infermità, da cui più non si riebbe, in un suo viaggio fatto ad Uras per urgenti affari di servizio nel mese di dicembre del 1825. Lunga fu la malattia, ab- benché qualche poco rimettesse della sua intensità in sul finire della primavera del 1826. Si trattenne ancora in quel servizio da me istantemente pregato; ma sgraziatamente ri- cadde nel mese di maggio del seguente anno essendo egli in Oristano; ed al primo farsi sentire del caldo vieppiù esacerbandosi i sintomi del suo male, io lo richiamava tosto in Cagliari per portarlo a salvamento, ma non fui più in tempo. L’infelice non poté avanzare oltre la metà del viaggio. Rimasto in Sardara, dopo quindici giorni di continuo penare, vi rese l’ultimo sospiro com- pianto dagli amici, dai colleghi e dai conoscenti, i quali scrissero sulla tomba 6 , per le loro pietose cure innalzata in quella Chiesa parrocchiale, le seguenti parole: ALLE CENERI DI FRANCESCO MARECHAL DI CHAMBERY TENENTE DEL GENIO CIVILE DI LUMINOSI PREGJ ornatissimo NEI LAVORI DELLA STRADA CENTRALE DEL REGNO Distintissimo MORTO ADDÌ 19 GIUGNO 1827 DELL’ETÀ SUA 29 I COLLEGHI GLI AMICI DOLENTISSIMI P. Q. M.» Non mancano discrepanze tra il testo dell’epigrafe rinvenuta a Cagliari e quello trascritto 4 Nel 1824 Francesco «Marechal» figura come «ingegnere pel servizio straordinario» tra il personale appartenente alla «Direzione de’ ponti e strade – Divisione di Sassari». Il «Maggiore Gio. Antonio Carbonazzi» ricopriva allora la carica di direttore dell’Ufficio centrale di Cagliari ( Calendario Generale pe’ Regii Stati. Pubblicato con autorità del governo e con privilegio di S.S.R.M. , I, 1824, Stamperia della vedova Pomba e figli, Torino, p. 139). Nel 1826 il «Marechal» è menzionato come «ingegnere pel servizio ordinario» della «Direzione de’ ponti e strade – Divisione di Cagliari» con il Carbonazzi ancora direttore dell’Ufficio centrale ( Calendario Generale pe’ Regii Stati. Pubblicato con autorità e con privilegio di S.S.R.M. , III, 1826, Stamperia di G. Pomba, Torino, p. 177). 5 C arbonazzi , Discorso sulle operazioni stradali , cit., pp. 125-126. 6 Lo stesso autore (Ibidem, p. 133) scrisse, in nota, che le «parole [erano] scritte sull’urna che contiene le sue ceneri». Non è dato sapere se le spoglie del Maréchal fossero state realmente incinerate o se nel testo dell’epigrafe ripreso dal Carbonazzi sia ravvisabile un topos letterario proprio di quel periodo. Per quanto concerne il lento «affermarsi del rito crematorio in Italia» si vedano Marco B reschi , Marco F rancini , Il lungo lento inesorabile affermarsi del rito crematorio in Italia , in «Popolazione e Storia», XVIII, 2017, pp. 81- 98. Al termine dell’Antichità e fino alla metà dell’Ottocento la Chiesa «optò per la deposizione dei cadaveri in luoghi consacrati (sotto i pavimenti delle chiese, in loculi murati nei chiostri, nei camposanti) che meglio si confaceva alla dottrina della risurrezione alla fine dei tempi; inoltre si riteneva che l’incenerimento dei cadaveri costituisse una violenza inferta a un corpo consacrato, dunque un sacrilegio» (ivi, cit., p. 81).
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