Aristana - Culture e architetture del Mediterraneo
126 CLAUDIO NONNE Nel pomeriggio del 29 dicembre 2020, un cittadino cagliaritano segnalò telefonicamente al Corpo di Polizia Municipale del capoluogo sardo il presunto abbandono, nel cuore del quartiere Marina, di una lastra marmorea corredata da un’iscrizione a suo giudizio risa- lente al XIX secolo. Gli agenti inviati sul posto per un’immediata verifica della comunicazione rinvennero il marmo nella piazzetta Dettori, all’interno di una fioriera posta tra la scalinata dell’ Audito- rium comunale e l’imbocco della via Principe Amedeo. Dopo aver svolto gli opportuni rilievi, gli agenti presero in custodia il reperto per poi tra- sportarlo e depositarlo presso i più vicini uffici del Corpo, dove si trova ancora, in attesa di essere trasferito in una sede adeguata. Il marmo, dalle dimensioni di 50 x 31 cm e dallo spessore di circa 3 cm, esibisce un’iscri- zione in lingua italiana disposta su sette righe, l’ultima delle quali lacunosa, perché costi- tuita soltanto dalla metà superiore delle lettere. La lastra, infatti, appare con tutta evidenza frammentaria rispetto alla sua forma origina- ria e uno dei lati lunghi presenta bordi irregolari e frastagliati [ Fig. 1 ]. La superficie mar- morea conserva evidenti residui di malta o di un altro analogo legante di colore bianco, verosimilmente adoperato in occasione di un reimpiego del manufatto. Il colore bianco, infatti, si sovrappone in più punti al testo ancora leggibile sulla superficie lapidea: «ALLE CENERI DI FRANCESCO MARESCHAL DI CHAMBERÌ TENENTE NEL R.C. DEL GENIO CIVILE DI LUMINOSI PREGJ ORNATISSIMO […] LAVORI DELLA STRADA CENTRA[…]» Partendo da tale versione lacunosa dell’iscrizione funeraria e dallo spoglio della biblio- grafia edita è stato possibile rintracciare il testo epigrafico completo, pubblicato nella sua forma originaria fin dalla prima metà del XIX secolo dal piemontese Giovanni Antonio Car- bonazzi (1792-1873) 1 . Il Carbonazzi, ingegnere del Corpo del Genio Civile del Regno di Sardegna 2 , fu inviato nell’isola dal Governo sabaudo per progettare e realizzare una nuova rete stradale e, nel 1832, diede alle stampe un contributo in cui vennero illustrati i lavori compiuti nell’isola dalla sua équipe di tecnici 3 . Nel 1821, infatti, il Carbonazzi e i suoi colleghi avevano dato avvio alla costruzione della Strada Reale da Cagliari a Porto Torres, il cui tracciato è oggi grossomodo ricalcato da quello della «S.S. 131 – Carlo Felice». Durante l’esecuzione delle opere, promosse dal re Carlo Felice e dal viceré marchese di Yenne, progettisti e maestranze dovettero far fronte a notevoli problemi di carattere tec- nico e ambientale. Alcuni dei più stretti collaboratori del Carbonazzi contrassero la ma- 1 Stefano M ais , Dall’École des Ponts et Chaussées alle scuole di ponti e strade europee. Condivisione e reinterpretazione del modello francese nell’istituzione della Scuola dei Volontari di Ponti e Strade della Sardegna , in Stefano Mais (a cura di), Il Tesoro della Città , Steinhäuser Verlag, Wuppertal 2020, pp. 164-181. 2 Si veda in proposito la pagina dedicata al Corpo Reale del Genio Civile di Sardegna nel portale web dell’Archivio di Stato di Cagliari (https://sias.archivi.beniculturali.it/) in cui è precisato che «Il Corpo reale del genio civile di Sardegna fu istituito nel 1825. Era composto da 1 ispettore, 1 sottoispettore, 5 ingegneri, 2 allievi e 6 aiutanti, con competenze nel servizio delle acque e nelle strade». 3 Giovanni Antonio C arbonazzi , Discorso sulle operazioni stradali di Sardegna , L uigi e Francesco F ratelli Pic , T orino 1832.
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