Aristana - Culture e architetture del Mediterraneo

ARISTANA 114 La 131 è, come detto, il cuore economico e produttivo dell’isola: dal punto di vista della comunicazione potrebbe anche diventare sede di narrazione e promozione di luoghi, siti, economie dell’isola, contribuendo a raccontare la Sardegna vera e viva. Una strada che racconta è, per esempio, la A303 inglese, dove si trova l’area di Stonehenge: lungo tutta la sua percorrenza, dalla periferia di Londra fino al Devon, la strada offre una fitta e ricca narrazione del sito archeologico Stonehenge e della sua storia (cartelli pubblicitari, richia- mi iconici laterali, gadget e marchi in autogrill e stazioni di servizio, denominazioni di aree di sosta, etc.,) a tal punto da rendere impossibile, per un viaggiatore anche distratto, non percepirne l’importanza, spingendolo così alla visita. Nonostante lungo la SS 131 vi siano numerosi siti di interesse primario per la storia della Sardegna (alcuni esempi sono la Reggia di Barumini, l’area archeologica di Tharros, la basilica di Saccargia), nulla racconta della loro presenza, se non l’obbligatorio cartello in- dicativo in prossimità dell’intersezione; nulla parla di Sardegna, della sua storia, del suo popolo, della sua realtà: viaggatori e turisti passano a fianco a tesori della storia sarda ignorandone spesso la presenza; al contrario, la strada potrebbe diventare un concreto veicolo di forte promozione territoriale e di valorizzazione delle realtà storico-culturali. Infine, la SS 131 è inoltre una delle poche strade che ha il privilegio di avere, oltre alla normale sigla numerica, una propria denominazione, che ne sottolinea l’importanza ed il ruolo. In Sardegna, solitamente tale denominazione segue un’impronta di natura localiz- zativa, legata alla posizione o ai territori attraversati (l’Orientale Sarda, la Trasversale Sar- da, la Sulcitana, la Strada dei due Mari, etc.). In questo caso, invece, il “privilegio” è doppio sia perché si utilizza un nome proprio, sia perché tale nome evoca un personaggio di stir- pe reale: Carlo Felice, dinastia Savoia, nato e vissuto a cavallo del XVIII e del XIX secolo, trascorse, da viceré un lungo periodo in Sardegna, inviato dal fratello re Vittorio Emanuele ad occuparsi dei territori della lontana isola che comunque dava il nome all’intero regno. Il Viceré non si distinse per visioni illuminate ed aperte, ma, anzi, al contrario, il suo governo è ricordato come dispotico, autoritario e repressivo. Nonostante ciò, poiché avviò un programma di modernizzazione della rete stradale, in particolare orientato alla sistemazione del percorso Cagliari-Sassari, tale merito gli venne riconosciuto con la dedica della strada. Dopo quasi un secolo, è probabilmente arrivato il momento di interrogarsi su un cambio di denominazione di una infrastruttura così fortemente intrecciata con la storia, la vita e lo sviluppo della Sardegna: oltre 60 anni di autonomia e secoli di coscienza della propria storia e del proprio vissuto dovrebbero essere sufficienti per risvegliare un orgoglio di appartenenza che renda anacronistica la dedica ad un viceré non sardo, dispotico ed au- toritario, ed orientare l’attenzione verso uno dei tanti figli di questa terra che con il proprio operato hanno dato lustro ed onore alla Sardegna. i suggerimenti sarebbero tanti e l’elenco è lungo: Eleonora d’Arborea, Antonio Gramsci, Emilio Lussu, Grazia Deledda, Antonio Simon Mossa, Marianna Bussalai, Enrico Ber- linguer, sino arrivare a giorni più vicini e nostri ricordando Maria Carta, Giovanni Lilliu, Costantino Nivola, Pinuccio Sciola. Si potrebbe infine guardare anche a figli adottivi, che questa terra l’hanno amata e rispettata, quali Fabrizio de Andrè, o Rombo di Tuono di Leggiuno, primo caso di dedica ad un personaggio ancora in vita, ovvero quel Gigi Riva che guidò un’intera isola sul tetto del mondo.

RkJQdWJsaXNoZXIy MjA4MDQ=