NOSTRA SIGNORA DEL RIMEDIO DI ORISTANO - Storia, fede e devozione
- 93 - Il personaggio celeste è isolato da una nube o da un complesso di nuvole che per- mette il raccordo pittorico tra lo spazio celeste, sede del divino, e lo spazio terreno, scena dell’umanità. Spesso nei dipinti votivi dei secoli XVIII, XIX e XX i personaggi celesti non vengo- no più collocati nella propria “sfera”, ma immaginati su un supporto all’interno della scena, ora su un altare in chiesa (spesso nel santuario), ora su un’edicola, ora su un quadro appeso alla parete della stanza. Questa soluzione annulla la separazione fra sfera divina e scena terrena. La parte dell’immagine non occupata dalla sfera celeste è riservata alla rappresen- tazione dell’evento negativo (malattie, incidenti, aggressioni, guerre, naufragi, ecc.). La situazione di estremo pericolo, in cui il devoto si è trovato, viene raffigurata dal pittore con la massima evidenza e chiarezza nel suo aspetto drammatico. I gesti, gli at- teggiamenti, le espressioni dei personaggi, coinvolti nell’avvenimento, devono essere fortemente marcati immediatamente comprensibili. Il paesaggio può presentare fedelmente il luogo dell’azione o più semplicemente evocarlo. Nella rappresentazione di un interno sono introdotti oggetti atti a fornire riferimenti sufficienti alla sua riconoscibilità. La soluzione positiva dell’avvenimento non è quasi mai raffigurata nell’immagine, ma soltanto intuibile. Il protagonismo dell’offerente risulta nel ritratto di lui stesso inginocchiato, con le mani giunte e con lo sguardo rivolto al cielo. Dipinto votivo del 1904 per la salvezza di un bambino neonato
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