NOSTRA SIGNORA DEL RIMEDIO DI ORISTANO - Storia, fede e devozione

- 71  - §. 2. Nella Carta de Logu sono presenti anche altre sintomatiche testimonianze che attestano la profonda sensibilità della dinastia dei Bas-Serra verso la Virgini Madon- na santa Maria . In particolare, va ricordato che nel capitolo CXXVIII la Juighissa ordi- na pene severissime per chi osasse bestemmiare Dio e la mama sua . La premessa di questo terribilis capitolo del codice arborense mette in chiaro un principio di fondo: Dio e la Madonna, gli Apostoli, con i Santi e le Sante - si noti anche questa bellissima specificazione delle donne nella santità - sono al centro del pensiero di Elianora, secondo una visione religiosa del mondo, della vita e della società, connaturata nella civiltà del Medioevo, ma particolarmente radicata nella dinastia arborense; il testo non lascia addito a dubbi: CXXVIII. Del non bestemmiare Dio . Parimenti, poiché sopra ogni cosa è Dio onnipo- tente che si deve onorare, temere, rispettare e a cui si deve obbedire, e poi la Ver- gine gloriosa santa Maria , gli Apostoli, i Santi e le Sante di Dio, ordiniamo che se una persona, qualunque sia la sua condizione, bestemmia Dio o santa Maria , e ne è dimostrata colpevole, sarà condannata a 50 lire di multa da pagare entro 15 giorni dalla condanna. Se non paga entro il termine fissato, le sarà conficcato un uncino nella lingua e questa le sarà tagliata in modo che la perda. 3 Più lieve la sanzione per i bestemmiatori dei santi: 25 lire di multa; in alternativa, un uncino nella lingua con annessa fustigazione per tutta la zona che era stata scena del ‘delitto’. 4 La legge arborense non faceva sconti a nessuno, neanche nel caso di bestemmia. § 3. Nel microcosmo arborense erano contemplate diverse pause delle attività isti- tuzionali (soste, in verità, non poche), per tutelare vuoi la devozione religiosa, vuoi i momenti più intensi di lavoro nei campi. I capitoli CXXI e CXXV della Carta de Logu elencano puntualmente le feste e ‘ferie’, nonché le varie Pasque: di Natività, di Epi- fania (detta anche dell’Annunciazione), di Resurrezione, di Pentecoste, in cui si so- spendevano le sedute pubbliche ufficiali, in particolare le corone . Gli intervalli più lunghi di sospensione concernevano i momenti cruciali del lavoro nei campi; santa Maria è citata due volte nel capitolo CXXV. Dei giorni feriati nei quali proibiamo che si tenga corona de Logu o de berruda o altra : Innanzitutto le domeniche di tutto l’anno e tutte le feste di santa Maria ; del pari, tutte le feste degli apostoli e degli evangelisti; del pari, le ferie delle vendemmie, cioè dalla festa di santa Maria , l’8 di settembre , sino al primo giorno di ottobre; del pari la festa di Ognissanti e quella dei morti; del pari, la festa di san Martino; del pari, la festa di san Nicola; il giorno della festa di santa Lucia; il giorno della festa di sant’Antonio; la Pasqua della Natività, con gli 8 giorni successivi e gli 8 3 «‹CXXVIII. De non blastomari a Deus › 1 ‹I›tem ordinam us , pro q ui Deus omnipotenti si debet sup ra totu sas causas honorari, timiri, guardari et obediri, et ap re su sa V ir gini gloriosa santa Maria et isus apo- stollos, Santos et Santas de Deu, 2 ordinam us qui si alcuna p er sone, de caluncha condicione siat, q ui at brestomari a Deus ov er a santa Maria et illi at es er e p ro vadu, siat comdenpnadu in lires L, sas callis deppiat pagari infra dies XV de qui at es er e condenpnadu. 3 Et si no n pagat infra su ditu tenpus, mitat·s- i·lli uno amo in sa limba et siat·illi tagiada p er modu q ui la p er dat. Cfr. ivi , pp. 170-171 (il grassetto nel testo italiano è nostro).  4 Cfr. ibidem .

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