NOSTRA SIGNORA DEL RIMEDIO DI ORISTANO - Storia, fede e devozione
- 57 - chilometri dai litorali 14 . Proprio nelle aree che mag- giormente hanno subito queste incursioni, sono so- pravvissuti sino a noi i santuari, i simulacri e i festeg- giamenti in onore della Vergine del Rimedio, come è evidente nella cartina riportata in appendice 15 . Presso il Duomo di Oristano è ancora conserva- ta la statua litica dipinta della Madonna del Rimedio ( fig. 6 ) di ambito catalano, riferibile alla fine del XIV secolo, probabilmente appartenente a un retablo scultoreo. Sulla base delle osservazioni dello stem- ma, la critica concordemente ne attribuisce la com- mittenza all’ambito giudicale 16 . È una pregevolissima opera plastica e pittorica, conserva la cromia origi- nale e ha un modellato che mette in rilievo l’aspetto emozionale attraverso le espressioni dei volti e il di- namismo dell' hanchement . La presenza della statua e l’intitolazione della cappella gotica del Santissimo al Rimedio, può far dedurre che la venerazione della Madonna sotto questo titolo sia diffusa già dall’epoca giudicale, sebbene P. Gabriele Piras raccolga la notizia di come “originariamente la statua del Rimedio fosse identificata nella statua dell’Annunziata” 17 . ( fig. 7 ) La devozione si è via via consolidata nel tempo tant’è che nella chiesa giudicale di Santa Chiara nel 1776 viene dedicata la cappella del Redentore alla Vergine del Rimedio, così come si ha notizia di un si- 14 Francesco Casula in La Sardegna e le invasioni arabe-turco barbaresche, recuperando gli scritti di Giovanni Fara e di Car- ta Raspi, traccia una rapida cronologia di questi avvenimenti, di cui in sintesi ne ricordiamo i più cruenti avvenuti tra i secoli XVI e XVII: 1509 Cabras, Siniscola. Lodè, Torpè, 1514 Siniscola , 1515 Alghero Porto Conte, 1520, 1525 e 1526 Sant’Antioco, 1534 Porto Pino, 1540 Olmedo, nel 1549 fu distrutta Orosei, nell’anno successivo l’isola di San Pietro, nel 1552 SULCIS E Pula, nel 1553 Olbia, nel 1555 porto San Paolo, nel 1560-61- 62 nell’Isola di Tavolara, 1581 Siniscola, nel 1582 Villanova Monteleone e Quartu, nel 1584 Gonnosfanadiga e Pabillonis e Alghero, 1617 Sant’Antioco, Teulada, Pula, 1620 Quartu e l’anno successivo toccò a Cagliari, 1623 Posada, 1636 le torri costiere del nord Sardegna, 1684 Magomadas e così via sino al 1740. 15 Foto ripresa dall’articolo di MAURO SALIS, Redimere, conver- tire, riconvertire. Produzione, risemantizzazione e uso di im- magini mariane nelle isole mediterranee dell’Impero spagnolo (secoli XVI-XVII): il caso Sardegna 16 Renata Serra, Pittura e scultura dal romanico al ‘500 , Ilisso 1990, Nuoro, pag. 67; ALDO PILLITTU, Chiese e arte sacra in Sardegna, arcidiocesi di Oristano, Zonza, 2003, Sestu, pag. 112 17 P. Gabriele Piras, I Santi Venerati in Sardegna nella storia e nella leggenda , Cagliari scuola Tipografica francescana, Con- vento San Mauro, 1958, pag. 7. fig. 7 · Madonna Annunziata, att. Francesco Valdambrino, sec. fine XIVI- inizi XIV, legno intagliato e dipinto, tracce di abbondanti ridipinture, h. 155 cm., Oristano, Cattedrale di Santa Maria
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