NOSTRA SIGNORA DEL RIMEDIO DI ORISTANO - Storia, fede e devozione
- 19 - inquadramento cronologico al Bronzo Recente (1350-1150 a.C.). Si tratta della fase in cui si assiste nell'isola ad una organizzazione insediamentale, sociale ed economica basata sui nuraghi complessi. Un'ulteriore conferma che il nuraghe Nuracraba sia di tipo complesso si è avuta di recente nel 2017, quando su invito della proprietaria del sito, la Sig.ra Luisa Marongiu, sono stati effettuati dalla Soprintendenza Archeologica di Cagliari e Oristano, a Nord dell'area già indagata nel 1983-84, quattro saggi di scavo, al fine di individuare even- tuali altre strutture che confermassero che quelle già messe in luce fossero realmente pertinenti ad un nuraghe complesso. E in effetti nel Saggio 4, a una distanza di circa 40 m dalle torri già individuate nel 1983, sono emersi parzialmente i resti di un'al- tra torre dell'antemurale anche in questo caso, però, del tutto spoliata non solo delle strutture in elevato, ma anche della stessa fondazione, profonda m. 2 e larga m. 2,50. Pertanto col nuraghe Nuracraba ci troviamo di fronte, benché quasi completamente depredato delle pietre, e quindi privo di visibiltà e monumentalità, alle tracce residue di un nuraghe complesso che possiamo immaginare simile ad altri che invece ci sono pervenuti più integri, quali ad esempio i nuraghi Su Nuraxi di Barumini, S'Uraki di S. Vero Milis e l'Orrubiu di Orroli. A questa prima fase nuragica connessa con la costruzione e la frequentazione del nuraghe, sempre sulla base dei dati di scavo acquisiti nel 1983-84, seguì una lunga fase di abbandono, di cui al momento non sono chiare le cause, fase che esternamente all'antemurale, nello spazio non intaccato dai mezzi meccanici, ci è testimoniata da uno strato sabbioso, fine e compatto, forse di origine eolica, che a ridosso del peri- metro esterno delle Torri A e B raggiunge lo spessore massimo di circa 1 m. Ebbene, sopra questo strato, formatosi presumibilmente nel corso del Bronzo Finale (1150- 950 a.C.), la rifrequentazione del sito nella successiva Prima Età del Ferro (950-730 a.C.) ci è attestata dalle tracce di una capanna circolare (Cp1) del diametro di circa 6 m, situata a circa 1 m a Sud-Ovest della Torre A, capanna che nel filare di base residuo riutilizza alcuni conci triangolari di arenaria eolica prelevati dal nuraghe preesistente. A una distanza di appena mezzo metro a Sud, le si affianca una fossa ellittica di 4 m per 5 m, profonda m 0,75, rinvenuta ricolma di rifiuti costituiti da cenere, frustoli di carbone, resti ossei animali e numerosi frammenti ceramici di vasi di uso quotidiano. Il rinvenimento dei conci di arenaria, presumibilmente collocati in origine nelle parti alte del nuraghe e riutilizzati nella costruzione della capanna, ci può suggerire proba- bilmente la spiegazione del perché il nuraghe in età medievale fu denominato “Nurau Albu”. In effetti le pietre di arenaria sono di colore giallo, ma nel contrasto con le pietre “nere” di basalto, utilizzate nei filari sottostanti, dovevano apparire quasi “bianche”. Altri dati interessanti sulle fasi di frequentazione del nuraghe nell'Età del Ferro ci provengono dalla fascia adiacente sul lato interno alla cortina A-B, fascia indagata per una ampiezza massima di circa 2 m. Qui intorno alle pietre di un focolare sono stati rinvenuti insieme a frammenti ceramici di vasi numerosi frammenti di pintadere fittili riferibili a ben 7 esemplari, di cui uno ricomponibile integralmente ( fig. 4 ). La pintadera è uno strumento particolare di forma perlopiù discoidale con una pre- sa cilindrica sul retro, decorato sulla faccia piana da motivi incisi e impressi. Si ipotizza venisse utilizzata come timbro per decorare pani cerimoniali. La pintadera rinvenuta integra è del tipo a sagoma circolare con un diametro di cm 14,3; nella faccia inferiore è suddivisa in fasce anulari concentriche fittamente decorate da tratti rettilinei paral-
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