NOSTRA SIGNORA DEL RIMEDIO DI ORISTANO - Storia, fede e devozione
- 15 - IL NURAGHE NURACRABA (RIMEDIO-ORISTANO) Maurizio Casu Le origini del Santuario del Rimedio, situato nell'omonima borgata del Comune di Oristano, sono strettamente legate alle vicende storiche di Nuracabra o Nuracra- ba, un piccolo villaggio sorto in età medioevale e abbandonato tra il 1728 e il 1736, nelle fasi iniziali della dominazione sabauda in Sardegna. Il nucleo primitivo della Basilica è infatti costituito dalla chiesa parrocchiale superstite del piccolo centro rurale scomparso, chiesa dedicata al culto di Nostra Signora del Rimedio. Il sito si colloca a circa un chilometro dalla sponda destra del fiume Tirso, lungo il terrazzo alluvionale, alto circa 9 m s.l.m., che margina sul lato Nord il fondovalle del fiume, il cosiddetto “bennaxi”. Il toponimo Nuracraba deriva da Nurau Albu, che significa “nuraghe bianco”, nome col quale il villaggio appare citato nell'atto di pace del 1388 tra Eleonora d'Arborea e Giovanni d'Aragona. Si ipotizzava pertanto che il suo nome richiamasse la presenza nel sito di un nuraghe costruito con pietre “bianche”, del quale però col tempo non si era conservata alcuna traccia visibile in superficie, per cui non si era più in grado di indicare la sua esatta collocazione. Riguardo alla distruzione dei nuraghi lo storico V. Angius nel 1843, alla voce “Nu- raghi” del Dizionario Geografico, Storico, Statistico, Commerciale degli Stati di S. M. il Re di Sardegna, vol. XII, Torino 1843, pp. 710-711, osservava che ancora ai suoi tempi molti nuraghi, soprattutto delle zone pianeggianti, dove mancano le pietre, venivano distrutti per poter disporre di materiale da costruzione e cita come esempio proprio il caso del nuraghe Nuracraba del quale, “come non son molti anni”, furono asportate “fin le fondamenta” (Angius, pp. 710-711). La stessa sorte subì il “nuraghe nero” della villa di Nuraci Nigellu, distante appena Km 1,5 da Nuracraba, ma, diversamente da quest'ultima, sopraggiunta fino ai nostri giorni col toponimo di Nuraxinieddu. Ebbene le strutture residue di questi due nuraghi sono riaffiorate inaspettatamen- te negli anni '80 del secolo scorso: quelle del Nuraci Nigellu di Nuraxinieddu nel 1982 a seguito di lavori agricoli per l'impianto di una risaia nell'area del fondovalle del Tir- so, in località Su Sattu 'e Serra e a una distanza di circa 250 m. a Sud-Est dell'abitato; quelle del Nurau Albu di Nuracraba nel 1983 con l'avvio dei lavori per la costruzione degli svincoli a raso e delle pile dei cavalcavia che attualmente raccordano il nuovo ponte sul Tirso alla strada statale n. 292 e alla provinciale per Torre Grande ( fig. 1 ). Per realizzare tali opere si era reso necessario modificare il vecchio tracciato stra- dale che proviene dal vicino paese di Donigala Fenughedu e occupare nuovi spazi a Est del sagrato della Basilica, all'interno della tenuta agricola che appartenne a Don Efisio Carta ed oggi ereditata dalla sig.ra Luisa Marongiu. Ebbene proprio in questo possedimento, dove erano già state costruite le pile del cavalcavia, affiorarono parzial- mente, a circa 150 m a Sud-Est della Basilica e a una profondità di circa 1 m dal piano di campagna, lungo il margine settentrionale dello sbancamento effettuato con i mezzi meccanici, le strutture residue, costruite con blocchi di basalto, di due torri nuragiche
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