L’origine è la meta

40 Una maturazione, la sua, che scorre in parallelo agli avvenimenti bellici – nel 1943 è richiamato alle armi e parteci- pa con il battaglione O. P. alle opera- zioni di guerra in Sardegna, e dall’8 settembre alla Liberazione. Guardiamo all’intensa, scavata fisio- nomia di Titino Sanna (1945), ancora un primissimo piano alla Contini. Co- struito per sommari colpi di pennello e spatola, l’uomo ci fissa negli occhi quasi a temere il nostro giudizio. I sol- chi incisi sulla pelle coriacea diventa- no il marchio di un vissuto flagrante e insieme antico. Così è anche in S’Iscravamentu (De- posizione) della Collezione del Comu- ne di Oristano, sempre del 1945, in cui ritroviamo il leit motiv del taglio dia- gonale dell’inquadratura; fattosi qui “segno” di demarcazione dello spazio in rapporto alla folla che si trova ad abitarlo. La croce deposta si fa spar- tiacque visivo di un racconto gremito di religiosi, fedeli e confratelli nel mo- mento in cui sembra lasciare un’area libera a chi guarda e voglia potenzial- mente farne parte. Contini non si limita cioè a rappre- sentare, ma invita al coinvolgimento, tende ad assumere l’emozione di chi si trova “fuori” per attirarlo dentro la storia che mette in scena. Esegue, come ha scritto Michel Foucault per Las Meninas di Velàzquez, “una rap- presentazione della rappresentazio- ne” 15 . È per questo che la figura del Cristo non è più un’effigie scolpita, ma somiglia sempre più verosimil- mente a un essere umano, a un “vero” suppliziato. Il rapporto tra i fedeli che svolgono la liturgia e il figlio di Dio morente dovrà risultare alla pari. Le sacre rappresentazioni di Contini non contemplano i “ruoli” stabiliti dalla tradizione cristiana. Il simulacro del crocefisso di Nicodemo, imago della memoria di sempre, così come l’ano- nimo scultore catalano-renano che l’ha scolpito, sono diventati una sorta di alter ego dell’artista. Lalla , 1958, matita su carta, cm 23x20 Pariglia, 1960 ca., penna biro, cm 50x37

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