L’origine è la meta

32 Prima di produrre, negli eterni rien- tri a casa, una cospicua serie di ritrat- ti che analizzerò in seguito, nel 1927 Contini realizza quella che considero la scena madre della pittura del decen- nio, dipinta nel periodo in cui è assun- to come coadiutore per l’insegnamen- to di materie artistiche alla Scuola di Arte Applicata di Francesco Ciusa. Processione de su Jesus o Confratel- li Rossi è opera dall’audace e studia- tissima invenzione spaziale, quasi un Quarto Stato in versione campidana. Verosimile il richiamo “cinematogra- fico” nell’impetuoso movimento fron- tale del gruppo che satura la scena con l’abbagliante, protagonistica rivelazio- ne del rosso dei suoi costumi. Rosso dalla straordinaria varietà di gamma – dall’arancio al minio, dal magen- ta fino al corallo – acceso dalla cruda luce solare che obnubila le rudi fisio- nomie dei confratelli (figure “soleggia- te”, come amava dipingerle Giuseppe Biasi nei suoi vagabondaggi in Campi- dano con il giovane collega). Trascinante nel sanguigno realismo, umorale per la complicità che si av- verte tra pittore e personaggi ritratti, il dipinto segna per Contini un momen- to mai più ripetuto di vincoli umani ed esiti creativi che escono generosa- mente allo scoperto. E tutto al ritmo del banditore Loi Loi, la figura che sul- la sinistra del quadro introduce quel- lo che più che un corteo è una festosa marcia trionfale, che avanza quasi da indurre lo spettatore a retrocedere per non esserne travolto. Magistrale e per- fetta per intelligenza di composizione, è sicuramente l’opera che potrebbe meritare a Contini l’attributo di “clas- sico”, quando al termine si riconosca il significato di paradigma espressivo capace di competere con il confronto maggiore e, perché no?, con il tempo. Pastorello (1930) è figura scolpita dall’energica e risolutiva pennellata che trova il suo punto di forza nella sintesi binaria dei bianchi e dei neri, sullo sfondo neutro che spinge deci- samente in avanti l’immagine. Qui il dato folklorico trova insinuante con- trappunto nella nota psicologica del soggetto, resa tra abbandono e ma- linconia, intuizione di una gioventù tanto carnale quanto inconsapevole. È di questo periodo, come dicevo, una serie di ritratti in primissimo piano. In Autoritratto (1930), ese- guito in due versioni pressoché iden- tiche, Contini si spoglia di ogni con- notazione che rimandi a una volontà di “apparire”, di definirsi in termini di carattere e ruolo. L’artista agisce esclusivamente da pittore alle prese con una data forma. Nient’altro do- vrà attirare la nostra attenzione. È “solo” pittura stesa con vigorosi colpi di spatola a costruire un volume che è un volto – ma potrebbe essere in- differentemente altro – dove anche la luce sembra prendere consistenza materica e tattile. Annullandosi da protagonista del di- pinto, Contini, come Cézanne, “ragio- na con il pennello”. In questo sorpas- so del soggetto, la pittura esce depu- rata da vincoli contenutistici, diventa Confratello Verde , 1948, olio su tela, cm 85x67

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